Urologia/ Andrologia. Dr Andrea Militello Urologia/ Andrologia. Dr Andrea Militello

Tumore alla prostata, i tempi della diagnosi sono troppo lunghi

Venerdì, 12 Gennaio 2018

Un uomo che presenta i sintomi di un cancro alla prostata deve attendere in media 56 giorni prima della conferma della diagnosi. Se si pensa che per il cancro al seno i giorni necessari sono in media 14 si capisce bene uno dei limiti che affliggono i trattamenti per il tumore prostatico.
A far presente il problema è uno studio pubblicato sul British Journal of General Practice da esperti britannici.
 
 
 
Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi, commenta: «Sappiamo ormai per certo che una diagnosi precoce è fondamentale per avere maggiori probabilità di guarire dal cancro: se la malattia è agli esordi, ancora di piccole dimensioni e senza metastasi, possiamo intervenire in modo meno invasivo con la chirurgia. Quando non si è diffusa ad altri organi, può bastare anche solo l’operazione. E, in ogni, caso più iniziale è lo stadio del tumore, più alte sono le possibilità di curarlo con successo, guarire o comunque conviverci per molti anni».
È necessario quindi prestare molta attenzione ai primi potenziali sintomi di cancro prostatico: flusso urinario debole, difficoltà a iniziare la minzione, svuotamento incompleto della vescica, elevata frequenza delle minzioni, esigenza di molteplici minzioni notturne.
Si tratta di sintomi che potrebbero anche associarsi a un’ipertrofia prostatica benigna, condizione assai frequente dopo i 50 anni. Per questo, è bene parlarne subito con il medico che eventualmente prescriverà gli esami necessari e invierà il paziente a una visita specialistica urologica
«Grazie allo screening di routine con mammografia il 75 per cento delle donne riceve la diagnosi di cancro al seno entro 19 giorni – sottolinea Helen Stokes-Lampard, a capo del Royal College dei Medici di Famiglia -. Mentre il tumore prostata risulta tra i più «lenti»: se la media è di 56 giorni, oltre un quarto dei malati ne aspetta ben 126. Bisogna migliorare l’accesso dei medici inglesi agli strumenti diagnostici più moderni e svecchiare i macchinari in molti ospedali. E poi bisogna sollecitare l’attenzione degli uomini, proprio come è stato fatto fin dagli anni Settanta con tante campagne di prevenzione per il cancro al seno».
«Negli ultimi 20 anni la sopravvivenza dei pazienti nel nostro Paese è costantemente migliorata – dice Riccardo Valdagni, direttore del Programma Prostata all’Istituto Nazionale Tumori (Int) di Milano - e oggi, a 5 anni dalla diagnosi di carcinoma, è vivo l’88,6 per cento degli uomini».

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato
Affittare ville di lusso a Capalbio
Un villa con vasca idromassaggio in bagno e nella camera da letto una mini piscina con color terapia in affitto.

Tour del sito