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L'abbronzatura artificiale aumenta il rischio di tumore alla pelle del 20%

Venerdì, 21 Luglio 2017

Secondo l’Omg aumenterebbero fino al 59% il rischio di tumore delle pelle, se il primo utilizzo avviene prima dei 35 anni

Ricorrere all’abbronzatura artificiale, almeno una volta nel corso della vita, aumenta del 20% il rischio di tumore alla pelle. Questi i dati, allarmanti, diffusi proprio in questi giorni in un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità intitolato "Dispositivi per abbronzatura artificiale: interventi sanitari pubblici per gestire i lettini”. Ed il dato ancor più allarmante evidenzia che se il primo utilizzo avviene prima dei 35 anni, il rischio sale del 59%. “Nel documento”, spiega il dott. Pier Luca Bencini, medico chirurgo specializzato in Dermatologia e Venereologia, direttore scientifico ICLID, “si sottolinea come l’incidenza dei tumori della pelle sia stata condizionata da oltre 3 decenni di esposizione ai raggi UV: stando ai dati del rapporto si stima che l'uso di lampade e lettini solari sia responsabile di più di 450.000 casi di cancro della pelle non melanoma e più di 10.000 casi di melanoma ogni anno negli Stati Uniti, Europa e Australia. Dato che fa riflettere è che l’età in cui compaiono i tumori della pelle si è abbassata (rapporto dell'Oms "Dispositivi per abbronzatura artificiale: interventi sanitari pubblici per gestire i lettini") e più esposte sono le donne, che rappresentano la maggior parte degli utenti di dispositivi per l’abbronzatura artificiale”. Che lettini e lampade abbronzanti fossero dannosi non è una novità: già nel 2009, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'Oms aveva classificato l'esposizione ai dispositivi abbronzanti UV come cancerogeno per l'uomo e, in conseguenza, oltre 40 autorità in tutto il mondo avevano attuato immediatamente divieti o restrizioni sull'uso dei lettini, ma questo sembra non essere sufficiente a raffreddare la passione per la tintarella artificiale. “Attualmente sono in vigore restrizioni nell’erogazione di questi servizi: limiti di età, di fototipo, obbligo di informazione dei rischi legati ai raggi UV e delle precauzioni necessarie, ma è rimessa alla coscienza del singolo la scelta di attenersi a queste raccomandazioni”, spiega il dott. Bencini, “certo, la cosa migliore sarebbe evitare completamente i lettini abbronzanti e proteggersi sempre con filtri solari adeguati al proprio fototipo,e comunque mai sotto l’Spf 30. E soprattutto, fare prevenzione, con controlli accurati e periodici della pelle e una mappatura con “Videodermoscopia digitale periodica dei nei”. Questo oggi è reso più semplice dalle apparecchiature di cui si dispone, che sono sempre più sofisticate ed in grado di acquisire e memorizzazione le immagini digitali ad alta definizione delle lesioni,  opportunamente ingrandite allo scopo di visualizzarne meglio la struttura. Per di più oggi è possibile associare questa indagine alla nuovissima tecnologia del Total Body Mapping: una procedura diagnostica che rappresenta la metodica più avanzata non invasiva e affidabile, per una valutazione e documentazione clinica dermatologica accurata.  La combinazione di queste due metodiche diagnostiche  consente di effettuare una diagnosi precoce in tempi rapidissimi e con una precisione assoluta. Inoltre oggi si dispone anche in Italia della rivoluzionaria Microscopia Laser che rende estremamente veloce la diagnosi delle lesioni cutanee e sospette evidenziate dalle due metodiche precedenti perchè  consente di individuare alterazioni cellulari della lesione e di monitorarne l’evoluzione nel tempo”, spiega il dott. Bencini, “La Microscopia Laser Confocale è una tecnologia laser che ci permette di ottenere su monitor, semplicemente dirigendo un particolare raggio di lucea bassissima energia sulla lesione interessata, una immagine ingrandita oltre 700 volte con una qualità similistologica, in tempo reale e con una precisione estrema, il tutto senza eseguire biopsie.

 

 

 

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