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Trapianti: dove eseguirli in Italia

Mercoledì, 06 Dicembre 2017

Dove è meglio operarsi per un trapianto? Per chi è affetto da una malattia non curabile in altro modo, il trapianto rappresenta spesso un ritorno alla vita. A renderlo possibile, è il gesto di solidarietà e generosità di un donatore che, generalmente, esprime la volontà di regalare i propri organi, in caso di decesso, a chi è in lista d'attesa. Solo nel caso del rene e del fegato, è possibile la donazione da persona vivente a un famigliare.
 
 

 
 
Ma come funziona la rete italiana? E cosa può fare il cittadino per garantirsi le migliori cure possibili? Nel nostro Paese, il coordinamento delle attività di donazione, prelievo e trapianto è articolato su diversi livelli: nazionale, interregionale, regionale e locale. A curare le liste di attesa è il Centro Nazionale Trapianti. “Al momento di registrarsi, il paziente ha diritto di esprimere una preferenza riguardo alla struttura in cui intende essere operato. Se necessita di un trapianto di rene può effettuare due iscrizioni: in un centro trapianti della Regione di residenza e in un altro a sua scelta sul territorio nazionale. Per gli altri organi c'è, invece, un'unica iscrizione in una struttura a scelta del Paese”, spiega Nanni Costa, Direttore Generale del Centro Nazionale Trapianti.
Come orientarsi al momento di decidere? “La vicinanza a casa è sicuramente un aspetto importante di cui tener conto perché permette di agevolare le operazioni di trasporto non appena c'è la disponibilità dell'organo e semplifica non poco la vita ai famigliari. Non va trascurato, però, il dato sul volume di trapianti effettuati da una struttura in un anno, perché indicativo dell'esperienza maturata. Questa informazione, resa pubblica dal Sistema Informativo Trapianti, è disponibile sul portale http://www.doveecomemicuro.it/ che, anche in un contesto così delicato, rappresenta un punto di riferimento importante per le famiglie. Attraverso il sito è possibile, infatti, operare un confronto tra le strutture italiane che effettuano questo tipo di interventi in base alla vicinanza o al numero di casi trattati”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del portale.  
Le strutture che eseguono trapianti in Italia sono 98: il 48,4% si trova al Nord, il 17,9% al Centro e il 33,7% al Sud. “Nel caso il paziente necessiti di un trasferimento, la responsabilità è della Regione di residenza. Se è in gravi condizioni, il centro regionale organizza il trasporto su un volo di linea, quando disponibile, oppure su uno di una compagnia privata o su un volo di stato”, spiega Nanni Costa.
Quanto all'andamento della rete, i dati diffusi dal Centro Nazionale Trapianti raccontano di un'Italia sempre più generosa e di un sistema sempre più efficiente. Il 2016, infatti, si è chiuso con un bilancio molto positivo e i dati preliminari diffusi a giugno lasciano ben sperare anche per il 2017: i trapianti da donatore cadavere sono, infatti, aumentati dell'11,7% passando dai 3411 del 2016 ai 3809 del 2017. Alla base, c'è la crescita del numero dei donatori (+19%) e quello dei donatori utilizzati (+16,9%). Se nel 2016 questi ultimi sono stati 1298, nel 2017 salgono a 1518, il che si traduce in un aumento di 3,6 donatori utilizzati per milione di persone.
Incrementi importanti, in questo contesto, si registrano in Abruzzo-Molise, con un +83%, e in Friuli Venezia Giulia, con un +76,8%: dato che, se confermato, farebbe del Friuli la prima Regione in Italia come donatori utilizzati per milione di persone (51,6).
Il trend è positivo anche per quanto riguarda il numero di opposizioni: se nel 2016 erano il 32,8%, quest'anno sono appena il 27,7%. A distinguersi, in questo campo, è la Basilicata che ha registrato una riduzione record (-38,7%), seguita a distanza da Campania (-11,2%), Sicilia (-11%), Lazio (-8,9%), Molise (-8,3%) e Calabria (-5%).
Aumenta, inoltre, il dato sugli accertamenti di morte che passano da 2478 a 2734, con una crescita del 10,3%. Conseguentemente aumentano anche gli accertamenti per milione di persone che passano da 40,8 a 45,1. “L'accertamento di morte è una precondizione assoluta e indispensabile per poter procedere con il prelievo degli organi”, spiega Nanni Costa. Il prelievo è possibile solo in caso di morte cerebrale accertata, una condizione in cui il paziente perde in modo irreversibile tutte le funzioni cerebrali (il che coincide con la morte della persona).
In questo contesto, il Friuli Venezia Giulia ha fatto grandi passi avanti: con il 68% in più di constatazioni di morte, passa da 53,7 accertamenti per milione di persone a 90,9. Ma Regione capofila si riconferma la Toscana. È qui che, in rapporto al numero di abitanti si fanno più accertamenti: ben 101,8 per milione di persone.
Come si spiega? “In Toscana il paziente neuroleso viene portato in rianimazione anche se non ha alcuna possibilità di sopravvivenza, ma solamente per fare l'accertamento di morte con criteri neurologici. Si tratta di un'ulteriore misura di sicurezza. Nel resto d'Italia, invece, questo paziente viene portato in rianimazione solo se c'è l'indicazione terapeutica”, spiega il Direttore Generale.
Un altro dato positivo riguarda, infine, le liste d’attesa: da un lato calano quelle per il trapianto di polmone (-7,2%) e di rene (-2,2%), dall'altro aumentano quelle per il trapianto di pancreas (+3,3%) e di cuore (+7,3%). Ma c'è una ragione: “Negli ultimi due casi le liste sono ‘sottostimate’. L'aumento dipende soprattutto dal miglioramento delle terapie pre-trapianto”, spiega Nanni Costa. “Con l'introduzione del cuore artificiale, infatti, si è allargata la platea dei pazienti trapiantabili”.  
 
CLASSIFICA NAZIONALE PER VOLUME DI TRAPIANTI
 
RENE
 
1. Azienda Ospedaliera di Padova (177 di cui 16 di rene doppio, 55 da vivente, 15 rene-pancreas)
 
2. Presidio Ospedaliero Molinette di Torino (123 di cui 2 rene-pancreas, 4 rene-fegato, 2 rene doppio, 9 da vivente)
 
3. Ospedale Borgo Trento di Verona (110 di cui 2 rene-fegato, 13 rene doppio, 18 da vivente)
 
4. Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna (107 di cui 1 rene-fegato, 18 rene doppio, 16 da vivente)
 
5. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (81 di cui 4 rene-pancreas, 3 rene-fegato, 8 rene doppio, 23 da vivente)
 
FEGATO
 
1. Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana - stabilimento di Cisanello - di Pisa (136)  
 
2. Presidio Ospedaliero Molinette di Torino (135 di cui 4 rene-fegato)
 
3. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (110 di cui 3 rene-fegato, 1 da vivente)
 
4. Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna (108 di cui 1 rene-fegato, 1 fegato-pancreas-intestino)
 
5. Azienda Ospedaliera di Padova (88)
   
CUORE
 
1. Azienda Ospedaliera di Padova (39)
 
2. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (30)
 
3. Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna (28)
 
4. Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine (25 di cui 1 rene-cuore)
 
5. Azienda Ospedaliera dei Colli – Monaldi di Napoli (20)
 
POLMONE
 
1. Azienda Ospedaliera di Padova (27 di cui 25 polmone doppio)
 
2. Presidio Ospedaliero Molinette di Torino (25 di cui 20 polmone doppio)
 
3. Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli di Milano (24 di cui 22 polmone doppio)
 
4. Azienda Ospedaliera Universitaria Senese di Siena (14 di cui 11 polmone doppio)
 
5. ISMETT – Istituto Mediterraneo per i Trapianti e le Terapie ad Alta Specializzazione di Palermo (12 di cui 11 polmone doppio)
 
PANCREAS E CELLULE PANCREATICHE
 
1. Ospedale San Raffaele – Gruppo San Donato di Milano (17 di cui 10 rene-pancreas)
 
2. Azienda Ospedaliera di Padova (15 rene-pancreas)
 
3. Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana – stabilimento di Cisanello – di Pisa (12 di cui 10 rene-pancreas)
 
4. Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma (7 rene-pancreas)
 
5. Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano (4 rene-pancreas)

Autore

Sperelli

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