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Fine vita, farmaci sintomatici o farmaci preventivi?

Mercoledì, 07 Novembre 2018

Per i pazienti che si avviano all’ultima fase della propria esistenza, è preferibile assumere farmaci sintomatici o preventivi?
Sull’American Journal of Hospice & Palliative Medicine è stato pubblicato un primo studio, frutto della collaborazione tra Fondazione Vidas e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che ha indagato la qualità delle prescrizioni farmacologiche su 589 soggetti assistiti presso l’hospice Casa VIDAS nel periodo compreso tra marzo 2015 e febbraio 2017.

 

 

Uno studio finalizzato all’analisi e alla descrizione delle terapie farmacologiche in relazione all’effetto preventivo o sintomatico nei pazienti in fine vita. È infatti noto che l’obiettivo terapeutico in questi pazienti dovrebbe essere il controllo palliativo dei sintomi piuttosto che il prolungamento della vita.
La ricerca, come prevedibile, ha evidenziato un diffuso utilizzo di farmaci finalizzati al controllo dei sintomi. Tuttavia, circa la metà dei pazienti al momento del decesso continuava a ricevere la prescrizione di almeno un farmaco con effetti preventivi e, dunque, non più utile. In particolare, i farmaci antiulcera e gli antitrombotici sono risultati essere i trattamenti preventivi maggiormente prescritti durante tutta la permanenza in hospice.
“I farmaci con effetto preventivo - sostengono Luca Pasina, farmacologo dell’Istituto Mario Negri e Angela Recchia, ricercatrice di Vidas - non hanno alcun valore terapeutico se il tempo necessario per osservare il beneficio è superiore all’aspettativa di vita e per questo motivo dovrebbero essere sospesi. Tuttavia, quest’attitudine non rientra nella normale pratica clinica. Come conseguenza i soggetti in fine vita sono spesso esposti a trattamenti futili e a interazioni tra farmaci potenzialmente gravi ma evitabili. Nonostante, infatti, nello studio sia stata osservata una riduzione nell’uso di farmaci preventivi, rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento. Criteri condivisi tra ricercatori e medici palliativisti, mirati a fornire suggerimenti sui farmaci non necessari nel fine vita, sono fortemente raccomandati sia per evitare effetti indesiderati in questi pazienti sia per migliorare la qualità delle prescrizioni e ridurre i costi”.
“Questo primo studio a livello internazionale – conclude Barbara Rizzi, direttore scientifico di Vidas -, condotto su un campione rappresentativo della popolazione degli adulti-anziani che accede ai servizi di cure palliative del territorio nazionale, ha dimostrato la buona attitudine dei medici VIDAS nella gestione dei farmaci durante le fasi finali della malattia con una maggior prescrizione di farmaci sintomatici rispetto a quelli preventivi. Questi risultati mi incoraggiano nel proseguire la ricerca ampliando l’indagine al setting domiciliare e nel migliorare il processo di deprescribing da parte dei nostri medici. Quest’ultimo, infatti, è un tema emergente che implica l’acquisizione da parte dei medici di nuove competenze in ambito sia clinico sia etico”.

Autore

Sperelli

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