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La salute del cuore delle donne:prevenzione e fattori di rischio

Lunedì, 11 Febbraio 2019

Il cuore è un muscolo. Un muscolo involontario, che si contrae e si dilata per conto suo. Da piccoli ci dicevano che è grande quanto un pugno. È sempre bene prestare attenzione al linguaggio. Le parole sono costrutti semantici. Si parla con il “cuore”, quando qualcuno ci ferisce,  diciamo che ci ha spezzato il “cuore”. Quando teniamo a qualcosa o a qualcuno di solito ce lo prendiamo a “cuore”. Altre volte ancora sentiamo il bisogno di  toglierci un peso dal cuore. Presi da un gioco filologico si può parlare di “Cardio-Centricity”. Senza un rene, un braccio, un occhio, possiamo vivere ma senza il “cuore” no.  Ma come siamo diversi nella morfologia e anatomia estetica anche il cuore femminile è diverso da quello maschile.  Il cuore femminile  pesa in media 250 grammi, contro i 300 dell’uomo. È più leggero, più piccolo, proporzionato al resto del corpo.  In molti oggi si esprimono alla luce di  una cardiologia di “genere”. Ne abbiamo parlato con il Professor Paolo Della Bella Primario dell’Unità di Aritmologia ed Elettrofisiologia Cardiaca dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Professor Paolo Della Bella Primario dell’Unità di Aritmologia ed Elettrofisiologia Cardiaca dell’Ospedale San Raffaele di Milano 

Quali sono Professore le patologie cardiache di cui  soffrono più frequentemente le donne? Il cuore delle donne è più a rischio di quello degli uomini?

Si parla di cardiologia di genere per sottolineare una nuova attenzione alle problematiche cardiovascolari nelle donne. Si sa che le donne sono in qualche modo protette dalla patologia infartuale nel periodo fertile, ma le malattie del sistema cardiocircolatorio, hanno comunque un impatto alto sulla mortalità delle donne. Non è poi da dimenticare una problematica specifica, che riguarda la sensibilizzazione delle donne ai problemi di salute e la possibilità di accesso alle cure, in particolar modo quelle più all’avanguardia, che non è forse garantita alle donne in maniera paritaria”.

Le donne in Menopausa sono più esposte al rischio di infarto Ictus ed altri disturbi cardiovascolari. In quanto gli studi clinici hanno dimostrato che gli estrogeni proteggono a lungo arterie e coronarie, rendendole più giovani di quelle maschili. Cosa c’è di vero Professore? E quando e come una donna vicina alla menopausa deve iniziare a sottoporsi a controlli?

Esiste largo consenso sul ruolo protettivo degli ormoni nelle donne, ma è anche evidente che, dopo la menopausa, l’insorgenza di patologie cardiovascolari comporta una prognosi peggiore nelle donne. Gli sforzi maggiori devono essere proprio concentrati in menopausa, con la correzione aggressiva dei fattori di rischio cardiovascolare, i controlli medici e le terapie specifiche. Le donne infatti, avendo una aspettativa di vita più lunga degli uomini, sono esposte anche ai rischi di “ammalarsi di cuore “ in età più avanzata, quando l’organismo è più fragile. Ritengo che un primo passo significativo sia l’esercizio fisico costante ed i controlli della pressione arteriosa (le donne sono ad elevato rischio di ipertensione all’insorgere della menopausa), così da capire se è necessario istituire dei piani di “sorveglianza” specifica o se ci si può limitare ad un controllo di routine ogni anno”.

Quali le spie/campanelli d’allarme capaci di predire il rischio? Si può parlare oltre ai fattori di rischio, comuni, ai fattori di rischio femminili specifici? (Ho letto diabete mellito gestazionale, i parti pretermine, la poliabortività, ma anche i trattamenti chemio e radioterapici per il tumore del seno). Cosa c’è di vero Professore?

“Sicuramente una donna che abbia avuto problemi di diabete gestazionale deve tenere sotto controllo la glicemia, poiché esiste il rischio che vada incontro al diabete di tipo 2 e che insorgano patologie cardiovascolari. I trattamenti chemoterapici non sono specifici di genere, poiché, ad esempio per gli uomini il rischio è legato ai tumori del polmone, ma si tratta comunque di fattori di rischio per malattie del cuore che possono poi associarsi a conseguenze anche gravi”.

Uno sguardo alla Psicologia del cuore: la sindrome di Tako-tsubo, chiamata anche cardiomiopatia da stress (ma più nota come sindrome del cuore infranto o del crepacuore)  è un disturbo clinico che si sviluppa in seguito a un forte stress psichico e si manifesta con tutti i segnali tipici dell’infarto. (Anche l’elettrocardiogramma e i valori degli enzimi cardiaci risultano alterati, ma quando vengono analizzate le coronarie non si evidenzia nessuna ostruzione). Una sindrome che sembrerebbe colpire le donne 9 volte di più degli uomini Professor Della Bella è possibile che una forte emozione, o un dolore lacerante, un lutto, un grande spavento portino il cuore a “soffrire”?

Lo stress, fisico o emotivo, è sempre un elemento nocivo per il cuore, soprattutto se intenso e prolungato. Non conosciamo appieno i meccanismi della sindrome di Takotsubo, ma è riconosciuto che uno stress intenso può far insorgere la sindrome; la cosa importante da sottolineare è che, purtroppo, alcune persone non vanno incontro ad un recupero completo del cuore; può infatti rimanere un danno permanente, su cui iniziare trattamenti e controlli specifici”.

 Tra le evidenze cliniche  ho trovato uno studio che ha evidenziato un dato relativo alle donne ricoverate per malattie cardiovascolari. Secondo la ricerca presenterebbero più frequentemente degli uomini patologie ansiose e depressive (depressione: 6% uomini, 15% donne; ansia: 19% uomini, 28% donne) e la presenza di queste patologie, sia negli uomini che nelle donne, risulterebbe  correlata a un maggiore tempo di degenza in ospedale. Cosa c’è di vero Professore?

“Credo che il problema sia analizzabile sotto due punti di vista fondamentali. Primo: ad alcune donne viene “affibbiata” una diagnosi di ansia o depressione quando invece si tratta di reale patologia organica, che poi arriva alle cure specifiche anche in maniera tardiva. “Ho esperienza di diverse donne sottoposte a farmaci ansiolitici per una presunta diagnosi di ansia, che invece avevano delle aritmie molto fastidiose e peraltro curate con un piccolo intervento di ablazione”… In secondo luogo, si sa che la depressione sia un fattore di prognosi negativa per i malati i cuore, anche perché i pazienti “abbassano “ il livello di attenzione e rifiutano di sottoporsi alle cure adeguate. Da questo punto di vista, dovremmo sicuramente invitare i pazienti con una cardiopatia avanzata a discutere della loro qualità di vita con gli specialisti e con psicologi sensibili alle problematiche specifiche”.

 

 

 

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