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Malattie Reumatiche e Occhio, un convegno per discuterne

Venerdì, 26 Maggio 2017

Esperti Reumatologi ed Oculisti si sono incontrati a Bari per discutere sulle più importanti e recenti acquisizioni in ambito di Reumatologia e Occhio. L'occhio, come altri organi, può essere interessato da processi flogistici sistemici di origine autoimmune o “auto infiammatoria”, per alterazione dei meccanismi della immunità adattiva o di quella innata.

Di questi temi si è discusso durante il convegno tenutosi al Policlinico di Bari (Aula Magna “G. De Benedictis”), “Malattie Reumatiche ed Occhio”, alla presenza di numerosi esperti di fama nazionale e internazionale e dei rappresentanti delle associazioni pazienti AIFP, SIMBA e APMAR.

 

 

 

DIAGNOSI – Il coinvolgimento oculare è frequente nelle patologie reumatiche, ma negli ultimi dieci anni si è registrato un significativo aumento di questa associazione. Esempio classico ne è il gruppo delle spondiloartriti, malattie sistemiche croniche ed evolutive, fra cui si annoverano la Spondilite Anchilosante e l’Artrite Psoriasica nelle quali l’occhio rappresenta una delle sedi extra-articolari più frequentemente interessate. L’infiammazione delle diverse strutture anatomiche oculari può costituire il primo segno di una manifestazione reumatica sistemica oppure subentrare dopo l’esordio della malattia arrivando a compromettere seriamente la vista dei pazienti negli anni più produttivi della vita. Il variabile impegno infiammatorio oculare (uveite, episclerite, cheratite, vasculite retinica, secchezza oculare etc.) impone una diagnosi differenziale tra le più frequenti spondiloartriti ed altre malattie sistemiche di interesse reumatologico che riconoscono l’occhio tra gli organi bersaglio, come ad esempio la Malattia di Behçet, l’Artrite Idiopatica Giovanile Sistemica o le febbri periodiche ereditarie fra cui si annoverano la Febbre Mediterranea Familiare (FMF), la sindrome da IperIgD (HIDS), le criopirinopatie e la sindrome periodica associata al recettore del TNF (TRAPS). La collaborazione tra Reumatologo ed Oculista diventa quindi fondamentale, nell’interesse del paziente, per garantire una diagnosi celere e per instaurare al più presto un trattamento che possa preservare la vista del paziente.

“La cooperazione fra specialisti – afferma il Prof. Giovanni Lapadula, Presidente dell’evento e Professore Ordinario di Reumatologia presso l’Università di Bari – è l’unica modalità di gestione di malattie complesse e spesso multiformi nelle loro manifestazioni cliniche, che garantisca il massimo della competenza e della esperienza specifica in tutti gli aspetti clinico-terapeutici di malattie spesso meno rare di quanto si pensi. Come spesso ho avuto modo di affermare la rarità di ogni sindrome clinica è inversamente proporzionale al gradi di conoscenza che si ha di essa. Vale a dire che le malattie rare spesso sono solo mal (ri)conosciute”.

IMPATTO SULLA QUALITA’ DI VITA - Nei pazienti affetti dalle malattie reumatologiche, una diagnosi tempestiva può favorire il pieno controllo della malattia, attraverso le cure, migliorando decisivamente speranza e qualità di vita. “L’informazione al cittadino è fondamentale affinché si possano fare dei reali passi avanti nel riconoscimento di queste patologie – afferma Antonella Celano, Presidente APMAR – A questa si affianca la formazione medico-scientifica, che rende possibile una diagnosi sempre più tempestiva. - Come APMAR ci impegniamo continuamente sul fronte dell’informazione e la tutela del diritto alla salute affinché ogni paziente possa   intraprendere un percorso di cura tempestivo e adeguato”. Chi è affetto da una di queste patologie, vive quasi in una condizione di “disabilità permanente”, dovendo fare i conti con difficoltà quotidiane e con una compromissione importante della qualità di vita. "L’evento è fondamentale per favorire la capillare conoscenza del coinvolgimento infiammatorio oculare in corso di malattia autoinfiammatoria, onde favorire una rapida diagnosi e la scelta terapeutica più adeguata per ogni singolo paziente” – dichiara Paolo Calveri, Presidente AIFP - Dal 2006 AIFP si impegna a fare e promuovere la rete di conoscenza, di informazione e di solidarietà tra i pazienti e quanti operano soprattutto nel campo delle Febbri Periodiche. - La tempestiva diagnosi ed appropriata terapia, trasformano la qualità di vita del paziente".

"Dopo anni di lavoro congiunto delle associazioni pazienti finalmente le diagnosi di malattie rare sono più veloci, e l'avvento dei farmaci biotecnologici ha drasticamente cambiato la qualità di vita dei pazienti, riuscendo molto spesso ad evitare la cecità, eventualità purtroppo frequente fino ad alcuni fa” - afferma Alessandra Del Bianco, presidente di Simba onlus, associazione italiana sindrome e malattia di Behcet presente da 10 anni sul territorio nazionale con l’obiettivo di informare, assistere e tutelare i familiari e i pazienti affetti da questa malattia.

LE CURE – I recenti progressi nello studio dei meccanismi patogenetici delle spondiloartriti e delle malattie IL-1 mediate hanno permesso di sviluppare programmi terapeutici in grado di ottenere un buon controllo della sintomatologia associata. Attualmente, come riportato nella presentazione specifica del dr. Cantarini, per questi pazienti esistono terapie mirate in grado di portare tali patologie alla remissione clinica e laboratoristica, evitandono le complicanze a breve ed a lungo termine. Sono infatti disponibili, anche in Italia, farmaci biotecnologici come gli anti-TNFa e gli agenti anti-IL-1. Proprio i farmaci appartenenti a quest’ultima classe, risultano particolarmente efficaci nel controllo delle patologie in cui si riconosce una abnorme risposta infiammatoria causata da alti livelli sierici di IL-1B. Canakinumab nello specifico ha ottenuto indicazione EMA specifica per le febbri periodiche ereditarie.

 

Autore

Sperelli

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