L'immunoterapico pembrolizumab prolunga la sopravvivenza nei pazienti con cancro alla vescica

Martedì, 31 Gennaio 2017

La sopravvivenza mediana dei pazienti trattati con pembrolizumab è risultata di 10,3 mesi rispetto ai 7,4 mesi con la chemioterapia, differenza che è risultata essere statisticamente, oltre che clinicamente, significativa. Lo dimostra  Keynote-045, studio di fase 3, multicentrico, internazionale, randomizzato, di confronto tra il trattamento con pembrolizumab (anticorpo monoclonale anti PD-1 – Programmed cell Death-1) e il trattamento con chemioterapia scelta dall’investigatore (vinflunina, docetaxel o paclitaxel), in pazienti affetti da carcinoma uroteliale metastatico, già trattati con una precedente chemioterapia standard a base di platino.

 

 

 

 

 

Presentato al congresso Ecco di Amsterdam dal dottor Andrea Necchi, Oncologo del Dipartimento di Oncologia Medica dell'INT, lo studio è nato con l'obiettivo di mettere a confronto l'efficacia dell’immunoterapia con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia convenzionale.

 

"Lo studio Keynote-045 rappresenta un significativo avanzamento nel trattamento di seconda linea dei pazienti affetti da carcinoma uroteliale della vescica e delle vie urinarie, in fase metastatica, dopo il fallimento di un precedente trattamento a base di platino", spiega il dottor Necchi.

"Pembrolizumab ha inoltre dimostrato un maggiore numero di risposte (cioè la riduzione dimensionale delle sedi di malattia) - illustra Necchi - : 21% rispetto a 11% con chemioterapia, la durata mediana della risposta non è ancora stata raggiunta, mentre è di soli 4,3 mesi con la chemioterapia. Stimiamo che circa il doppio dei pazienti trattati con pembrolizumab sia in grado di mantenere la risposta ad 1 anno di trattamento: 68% rispetto a 35%. I vantaggi di sopravvivenza e risposta sono stati osservati in tutte le categorie di pazienti, indipendentemente dall’espressione del target del farmaco (il PD-L1) da parte del tumore".

 

Il profilo di tollerabilità è risultato essere nettamente a favore di pembrolizumab: l’incidenza di effetti collaterali di ogni grado di severità è stata del 61% con pembrolizumab rispetto a 90% con chemioterapia. In particolare, l’incidenza di effetti collaterali di grado severo è stata riportata nel 15% dei casi trattati con pembrolizumab rispetto al 49% dei casi che hanno ricevuto chemioterapia.

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