Nuovo modello di cura per la leucemia

Venerdì, 06 Luglio 2018

Sono diversi i farmaci e i test a disposizione dei medici per valutare e curare la leucemia mieloide cronica (Lma).
In Italia, ogni anno, si registrano circa 1000 casi nuovi di Lmc. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi arriva attorno ai 60 anni, con una prevalenza maschile.
La fisiologica fragilità dei pazienti deve essere quindi affrontata da un team di specialisti - cardioncologo, diabetologo, pneumologo, geriatra - in grado di trovare una sintesi e una cura il più personalizzata possibile.

 

«Oggi grazie ai farmaci a bersaglio molecolare possiamo cronicizzare la malattia: ma per raggiungere questo obiettivo non basta più dare la prima pillola che riduce la malattia; bisogna puntare a quella che può portare il paziente a diventare indipendente dalla terapia», ha affermato Felice Bombaci, Presidente, Gruppo Pazienti Ail Leucemia Mieloide Cronica ONLUS.
A rivoluzionare la terapia ci hanno pensato gli inibitori della tirosin chinasi (TKI), arrivati ora alla terza generazione. Spesso però i pazienti sviluppano resistenza o intolleranza ai farmaci TKI di prima o seconda generazione, affrontando un inutile carico di effetti collaterali e di tossicità.
«Nei pazienti ad alto rischio di progressione anche se trattati con farmaci di seconda generazione, la mancata risposta suggerisce che la malattia sia mutata, che le proteine tirosin chinasi, bersaglio della terapia, siano cioè modificate in modo tale da impedire l'azione del farmaco», ha sottolineato Giuseppe Saglio, Professore Ordinario di Medicina Interna ed Ematologia all'Università di Torino e Direttore della Divisione di Ematologia all'Ospedale Mauriziano di Torino. «In questi pazienti i TKI di terza generazione si sono dimostrati particolarmente efficaci e potrebbe essere indicato prescriverli direttamente già in seconda linea di trattamento».

Autore

Sperelli

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