Le donne con carenza di vitamina D rischiano la sindrome metabolica

Martedì, 05 Giugno 2018

Il rischio di sviluppare la sindrome metabolica è maggiore per le donne in post-menopausa con una carenza di vitamina D. A dirlo è uno studio pubblicato su Maturitas.
Eneida Boteon Schmitt, primo autore dello studio del team della São Paulo State University's Botucatu Medical School, spiega: «I nostri risultati ci portano a pensare che il mantenimento di adeguati livelli sierici di vitamina D nelle donne in post-menopausa possa ridurre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica, una patologia notoriamente correlata a eventi cardiovascolari e mortalità in questo gruppo di pazienti».

 


Alla ricerca hanno partecipato 463 donne con un’età compresa fra 45 e 75 anni che non avevano il ciclo mestruale da almeno un anno, non assumevano vitamina D e presentavano una diagnosi di malattia cardiovascolare.
I valori di vitamina D sono stati definiti come deficitari se inferiori a 20 ng/mL, insufficienti se compresi tra 20 e 29 ng/mL e sufficienti se pari ad almeno 30 ng/mL.
Per parlare di sindrome metabolica è necessaria la presenza di almeno 3 criteri su 5 fra questi: circonferenza della vita superiore a 88 cm, valori di trigliceridi di almeno 150 mg/dL, valori di HDL inferiori a
50 mg/dL, pressione arteriosa di almeno 130/85 mmHg e valori di glucosio di almeno 100 mg/dL.
Un terzo delle donne mostrava un livello sufficiente di vitamina D, un altro terzo livelli insufficienti e l’ultimo terzo mostrava un chiaro deficit del nutriente.
I dati indicano che il 57,8% delle donne con vitamina D inferiore a 30 ng/mL soffriva di sindrome metabolica rispetto al 39,8% delle donne con livelli sufficienti di vitamina D. La carenza di vitamina D era associata a livelli più elevati di colesterolo totale, trigliceridi e insulina, oltre che a una maggiore resistenza all’insulina stessa.
Dopo l’aggiustamento dei fattori confondenti, le donne con carenza di vitamina D mostravano quasi il doppio delle probabilità di soffrire di sindrome metabolica rispetto a quelle con livelli sufficienti, e anche il 55% di probabilità in pù di avere trigliceridi alti e il 60% in più di probabilità di HDL basso.

Autore

Sperelli

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