Cancro infantile, scarsa consapevolezza fra i sopravvissuti

Lunedì, 09 Luglio 2018

I giovani che sono sopravvissuti al cancro in età infantile mostrano spesso scarsa consapevolezza riguardo alle future condizioni di salute.
A spiegarlo è una ricerca pubblicata su Cancer e firmata da Leslie Robinson e Todd Gibson del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis.


Spiegano i ricercatori: «I nostri risultati suggeriscono che molti sopravvissuti potrebbero non capire o riconoscere completamente i loro maggiori rischi per problemi di salute successivi». I sopravvissuti al cancro infantile mostrano un rischio elevato per il cancro e altre patologie croniche, a causa degli effetti a lungo termine della chemioterapia e della radioterapia.
I ricercatori hanno analizzato le risposte ai questionari compilati da 15.620 soggetti con età media di 26 anni e una media di 17 anni trascorsi dalla diagnosi di cancro nell’infanzia. I dati sono stati confrontati con quelli di 3.991 fratelli di persone che avevano avuto il cancro nell'infanzia arruolati nel Childhood Cancer Survivor Study.
Dai dati emerge che il 31% dei sopravvissuti non aveva preoccupazioni per la propria salute futura, e che il 40% non temeva di sviluppare di nuovo il cancro. I sopravvissuti esposti ad alte dosi di radiazioni erano più propensi a riferire un certo grado di preoccupazione, ma il 35% di questi individui ad alto rischio non era preoccupato per lo sviluppo del cancro e il 24% non temeva per la propria salute futura.
La mancanza di preoccupazione potrebbe nascondere delle insidie future, secondo gli scienziati, ovvero una scarsa propensione allo screening per il cancro.
«Alcuni dei rischi aggiuntivi per la salute che devono affrontare i sopravvissuti al cancro infantile possono essere ridotti al minimo attraverso la diagnosi e l'intervento precoce, e l'adozione di comportamenti sani. Per questo è importante per loro essere consapevoli dei rischi e seguire le precauzioni raccomandate sulle linee guida. Una mancanza di timore per i potenziali rischi può essere un ostacolo a questa auto-difesa, tuttavia, non tutti i sopravvissuti sono ad alto rischio, quindi per alcuni una mancanza di preoccupazione è probabilmente appropriata», conclude Gibson.

Autore

Sperelli

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