La Dipendenza Affettiva

Giovedì, 11 Gennaio 2018

Prima di parlarvi della Dipendenza Affettiva, è doveroso fare un'importante premessa: ognuno di noi è dipendente, in un modo o nell'altro, dalle altre persone; siamo mossi da una costante ricerca di approvazione, ammirazione e conferme esterne riguardanti il nostro valore e la nostra autostima. La totale indipendenza, quindi, non è né desiderabile né tantomeno possibile. In alcuni casi, però, la Dipendenza Affettiva (DA) può assumere una forma considerevole, tale da diventare patologica. Ogni dipendenza affettiva ha bisogno di un amore per diventare parte integrante della personalità ma, contrariamente, non è detto che in ogni amore sia presente una struttura di dipendenza. 

In che modo l'amore si può rappresentare come una dipendenza patologica?

La DA (o love addiction) è una condizione patologica molto diffusa. E' sempre più elevato il numero di persone che si incastrano all'interno di dinamiche affettive il cui comune denominatore sembrerebbe essere uno stato di sofferenza profondo ma che, nonostante ciò, non li allontana da una forma di assoluta dedizione per l'altro, come quella di un religioso per la sua fede. In questo caso la persona non è in grado di prendere autonomamente delle decisioni, manifesta un costante bisogno di rassicurazioni e non è in grado di vivere se qualcun altro non si prende cura di lei (Gabbard, 1995). Si tratta di persone che agiscono guidati dal terrore di essere abbandonate e sono letteralmente in scompenso quando finisce una relazione stretta. Proprio per tale ragione, hanno la tendenza ad accettare situazioni molto spiacevoli o intollerabili pur di restare nel cono di luce dell'altro. 

Una prima caratteristica peculiare delle persone con DA dal partner è, quindi, la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e necessità, sostituendolo con una tendenza di sottomissione ai bisogni dell'altro. Una seconda caratteristica è la visione negativa di sé: queste persone vivono un profondo senso di inadeguatezza e seguono le credenze secondo cui devono essere sempre amabili e sacrificabili per l'altro per poter avere il suo amore. Anche quando questo fa male. 

Le persone che soffrono di questo attaccamento eccessivo è come se fossero ossessionate da aspettative non realistiche: riuscire, prima o poi, a ricevere l'amore da chi non vuole proprio amarle (o amarle nel modo in cui si pretende).
L'idea di amare un partner gentile e premuroso porta ad annoiarsi; il rifiuto e lo "stare sulla corda" muove una qualche forma di desiderio. Tutto questo fa parte, ovviamente, di valutazioni errate che conducono solo ad alimentare e mantenere il disturbo. 

Questa forma patologica di amore, con una prevalenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini, fa modificare completamente la visione che si ha del proprio partner, che si tramuta in una sorta di droga, necessaria per riempire un vero e proprio vuoto affettivo. Non a caso innamoramento e tossicodipendenza hanno molti punti in comune. Entrambi sperimentano:

  • forte eccitamento alla visione del partner, così come viene prodotto dall'uso di una droga
  • craving, ovvero desiderio spasmodico e irrefrenabile per il partner, così come per la droga
  • pulsione a ricercare una maggiore vicinanza con il partner, verosimilmente associabile alla tendenza che spinge il tossicodipendente ad aumentare progressivamente la quantità di sostanza assunta
  • sintomi di astinenza come depressione, ansia, insonnia o ipersonnia, irritabilità; se nel tossicodipendente si manifestano e portano poi alla ricerca della sostanza da assumere, nel dipendente affettivo si verificherà una nuova ricerca del partner nonostante la relazione malsana (Hatfield & Sprecher, 1986; Meloy & Fisher, 2005)

Le analogie sopra elencate sono state confermate anche da diversi studi di Neuroimaging, che hanno permesso lo studio delle attività cerebrali in vivo. Queste ricerche hanno dimostrato che l'innamoramento fa attivare alcune regioni cerebrali della via mesolimbica che è piena di dopamina, un neurotrasmettitore che viene rilasciato nel cervello ogni volta che si fa qualcosa di estremamente piacevole. Il piacere che si prova fa aumentare il desiderio di ripetere questi comportamenti, per produrre ulteriore piacere. Queste stesse regioni cerebrali si attivano, quindi, anche nella dipendenza da sostanze (Fisher et al. 2010; Acevedo et al. 2011; Xu et al. 2011) così come nelle varie dipendenze comportamentali, come il gioco d'azzardo patologico o lo shopping compulsivo (Breiter et al. 2001; Knutson et al. 2007). 

La persona che soffre di DA, come dicevamo prima, nonostante riconosca la tossicità della relazione amorosa, non riesce a rinunciarvi. La dinamica che si delinea è molto semplice: nascono relazioni che non sono casuali, ma dettate proprio dal bisogno di avere una relazione; così la persona con DA immagina una brillante vita futura con il partner caratterizzata da protezione e accudimento, mentre il partner prosegue nella relazione nata con il solo scopo di sottomettere qualcuno su cui professare la propria superiorità. Con il tempo si genera quella che viene definita "area di vulnerabilità"  della relazione che non fa altro che alimentare la dinamica appena descritta. 
Il partner della persona dipendente, inoltre, si serve di modalità varie di avvilimento, sia sul piano fisico che caratteriale, arrivando persino ad esprimere un costante confronto con una presunta persona considerata migliore. Ne deriva senz'altro un aumento di insicurezza e inadeguatezza, che porterà la persona dipendente a sperimentare sentimenti legati alla perdita e ad uno scarso senso di efficacia personale. Alla lunga questo atteggiamento porta ad uno stato di allerta continuo, che si manifesta con ansia e ipercontrollo della relazione. 

Uscire dalla dipendenza, per quanto faticoso e doloroso, non è affatto impossibile. I percorsi di Psicoterapia indicati sono o di terapia individuale o di terapia di coppia. 
Nel caso in cui entrambi i componenti della coppia avvertano disagio e sofferenza nella relazione, la terapia di coppia può risultare molto utile. La terapia individuale, invece, può essere indicata per guidare la singola persona a comprendere e bloccare specifiche dinamiche interne, che portano allo sviluppo della dipendenza. 

 

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