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Alzheimer Roma

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Alzheimer Roma

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Geriatria
Creato
Lunedì, 13 Maggio 2013
Amministratori Gruppo
dalovi, Isabel Zolli, Dario Di Pietro, Antonella, PGuerci
  • Sperelli ha creato un nuovo articolo

    1 settimana

  • Sperelli ha creato un nuovo articolo

    3 settimane

  • Antonella ha creato un nuovo articolo

    6 mesi

  • Isabel Zolli ha creato un nuovo articolo

    10 mesi

  • Riccardo Antinori ha risposto a E' possibile che una pec valutata come normale in una persona di 81 anni 6 mesi fa adesso sia valutata con la presenza di placche che fanno pensare all'alzaimer?
    11 mesi

    Salve. ..a mio avviso si tratta di demenza senile associata all'età. cosi le ha risposto la dr.ssa Camodeca sulla sua pagina.

  • Elisa ha postato una nuova domanda

    11 mesi

  • Antonella Alzheimer Roma
    2 anni

    La proteina Bdnf assicura maggiori capacità cognitive. A dirlo è uno studio pubblicato su Neurology da un team di Chicago guidato da Aron Buchman.Secondo l'ipotesi di lavoro,livelli più alti di Bdnf potrebbero garantire al cervello protezione contro le alterazioni del morbo di Alzheimer.535 persone con un'età media di 81 anni,sono stati sottoposti a test annuali sulle loro capacità cognitive.I risultati sono stati analizzati da un neurologo per stabilire se ci fossero o meno segni di demenza ,decadimento lieve oppure nessun problema da segnalare.Dopo il decesso i pazienti sono stati sottoposti ad autopsia con relativa misurazione della concentrazione di Bdnf nel tessuto cerebrale.Si è così scoperto che il tasso di declino cognitivo è più lento della metà in chi mostrava concentrazioni di Bdnf più superiori.
    www.italiasalute.it

  • Antonella Alzheimer Roma
    2 anni

    Chi soffre di Alzheimer mostra un rischio molto più alto della media di vedersi diagnosticare anche una forma grave di anemia.A lanciare l'allarme è un gruppo di ricerca del Folrey Institute of Neuroscience and Mental Health,in Australia.Lo studio coordinato dal Prof Noel Faux,ha testato i livelli di ferro ematico dei soggetti,scoprendo che nei malati di Alzheimer, i livelli di emoglobina nel sangue erano molto bassi e li esponevano ad un rischio concreto di sviluppare una forma incurabile di anemia.L'obiettivo del gruppo guidato da Faux,non è quello di trovare una cura per l'Alzheimer ma di migliorare semmai la qualità di vita dei pazienti.E' già ormai noto come le persone che hanno l'anemia in età avanzata tendono ad avere un certo tasso di declino in termini di cognizione.
    www.italiasalute.it

  • Antonella ha condiviso una foto in Alzheimer Roma
    2 anni

    Al contrario di quanto si pensa, i traumi cranici, possono lasciare conseguenze a lungo termine , aumentando ad esempio il rischio di Alzheimer. A testimoniarlo, è un nuovo studio dell'Imperial College di Londra pubblicato su Neurology secondo cui il periodo di demenza senile attraverso la formazione di placche amiloidi nel cervello è accentuato dai traumi subiti dalla testa. Le analisi che hanno coinvolto un campione di soggetti sani,malati di Alzheimer e in buona salute ma con un trauma cranico subito in passato, hanno dimostrato che anche a distanza di 10 anni si può verificare la presenza di quelle placche già riscontrate subito dopo l'incidente.
    www.italiasalute.it

  • Prof. Dott. Zelano ha risposto a Scelta farmaci per la cura dell'alzheime
    2 anni

    Tra i farmaci attualmente disponibili abbiamo quelli appartenenti alla famigia degli inibitori dell'acetilcolinesterasi che possono migliorare i...

  • iaia ha postato una nuova domanda

    2 anni

    Scelta farmaci per la cura dell'alzheime

    Buongiorno a tutti, a mio padre é stata diagnosticata una forma lieve, media di demenza da Alzheimer, a distanza di un mese e mezzo, dall'inizio del...

    Alzheimer Roma
  • Antonella ha condiviso una foto in Alzheimer Roma
    2 anni

    Un nuovo trial clinico proverà a trovare una soluzione per la cura dell'Alzheimer.
    Ad affermarlo sono i ricercatori della University of California di San Diego che somministreranno a 24 adulti con sindrome di Down un vaccino ideato per evitare l'accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello. Il vaccino si chiama ACI-24 e stimola la produzione di anticorpi diretti contro gli accumuli tossici del peptide beta-amiloide. I ricercatori, hanno scelto i pazienti Down perchè chi è portatore di tale sindrome, accusa anche la formazione precoce nel cervello di frammenti della proteina, mostrando un rischio di insorgenza dell' Alzheimer tre volte più alto. www.italiasalute.it

  • Debora3 ha condiviso un video nel gruppo Alzheimer Roma.
    2 anni

    Alzheimer, camminare con la demenza

  • Debora3 ha creato un nuovo articolo

    2 anni

  • dalovi ha creato un nuovo articolo

    2 anni

  • zerocom ha risposto a Cure contro l'Alzheimer
    2 anni

    Grazie mille dott.sa farò venire mia madre a Brescia accompagnata da mio fratello.

  • dalovi ha risposto a Cure contro l'Alzheimer
    2 anni

    Ciao Giuseppe. per testare le nuove cure sperimentali dovresti fare riferimento ad un geriatra a Catania, oppure portare tua madre ad un Centro di...

  • zerocom ha risposto a Cure contro l'Alzheimer
    2 anni

    Grazie dott.sa a parte documentarmi cosa potrei fare per poter testare le nuove cure che si stanno testando visto che si trova ancora in una fase...

  • dalovi ha risposto a Cure contro l'Alzheimer
    2 anni

    Ciao Giuseppe. Credo che la prima cosa da fare, in questa fase iniziale, sia informarsi sulla malattia, in maniera completa. In questo modo molte...

  • zerocom ha postato una nuova domanda

    2 anni

    Cure contro l'Alzheimer

    Salve a tutti mi presento sono Giuseppe e vivo a Brescia per lavoro ma sono di Catania. Riprendo questa discussione che è del 2013, purtroppo mia...

    Alzheimer Roma
  • Massimo Douglas Zacco ha creato un nuovo articolo

    2 anni

La mia famiglia anni fa è stata colpita dall'Alzheimer e ne è uscita stravolta.

Stravolta e stanca a causa della poca informazione sul tema e della carenza dei servizi sul territorio romano. E' per questo che dal 2003 da cittadina ho deciso di attivare diverse iniziative a supporto delle famiglie dei malati di Alzheimer.

In questi anni mi sono accorta di quanto avrei potuto fare di più se solo avessi avuto un po' più di potere ed è per questo che oggi, da candidata consigliere comunale, mi sto dando la possibilità di riprendere le mie iniziative personali e pensare più in grande.

 Ho aperto questo gruppo proprio per discuterle con voi, aggiustarle, proporne di nuove in base all'esperienza che fate tutti voi, ma soprattutto per fornirci vicendevolmente informazioni, supporto e sostegno.

 

 

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Geriatria
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Lunedì, 13 Maggio 2013
Amministratori Gruppo
dalovi, Isabel Zolli, Dario Di Pietro, Antonella, PGuerci
  • Sperelli
    I consigli per affrontare l’inverno con un malato di Alzheimer

    Così come nei mesi più caldi, anche nella stagione fredda è bene porre delle attenzioni supplementari alla salute dell’anziano. In particolare risulta fondamentale con il malato di Alzheimer, riflettendo su quanto e come il cambiamento climatico può influire sul suo benessere psico-fisico.

    Il freddo invernale ha almeno tre conseguenze sull’anziano: l’aumento della pressione arteriosa, l’aumento delle malattie respiratorie, l’aumento delle cadute. Per chi soffre di Alzheimer, così come per il caregiver, la persona che se ne prende cura, l’inverno non è quindi solo la stagione delle spensierate feste in famiglia, delle settimane bianche e delle giornate corte.

     

     

    Ecco allora qualche semplice suggerimento per affrontare il freddo invernale:

     

    1- Attenzione alla sindrome del tramonto o sindrome del sole calante, che, solitamente, colpisce le persone affette da demenza.

     

    Quando gli ultimi raggi di sole scompaiono, nella persona con demenza può presentarsi uno stato confusionale, che si manifesta con incapacità di mantenere l’attenzione anche su compiti basici, disorganizzazione del pensiero e del discorso, inversione dei ritmi di sonno e veglia e, in casi più gravi, deliri e allucinazioni. Queste manifestazioni compaiono nel tardo pomeriggio, per poi aumentare durante la sera e la notte.

    Fondamentale è ridurre al minimo le richieste nelle ora serali, ad esempio eliminare qualsiasi attività, anche educativa e/o fisioterapica, che stanca mentalmente e fisicamente.

     

    2- Mettete l’idratazione e l’alimentazione al primo posto.

     

    Come nel periodo estivo, anche in inverno è fondamentale capire cosa mangia e cosa beve la persona anziana. Ancora più attenzione va posta quando abbiamo dinanzi un anziano con Alzheimer perché, soprattutto con temperature rigide, difficilmente avvertirà la necessità di bere e, qualora l’avvertisse, potrebbe avere anche difficoltà nell’esprimere tale necessità.

    Ricordiamogli noi di bere e di mangiare adeguatamente e in maniera organizzata. Con le temperature rigide una bevanda calda può divenire un vero toccasana.

     

    3- Scegliete l’abbigliamento idoneo

     

    La persona con Alzheimer spesso ha difficoltà nel vestirsi e, ancor più nello scegliere l’abbigliamento adeguato alle stagioni. È importante aiutarla nel vestirsi, in modo che possa avere un abbigliamento idoneo sia all’interno che all’esterno delle abitazioni.

    Entrando in ambienti caldi, è bene togliere gli strati di indumenti eccessivamente pesanti per evitare di sudare e quindi di potersi raffreddare. Sarebbe opportuno prediligere il cosiddetto “abbigliamento a cipolla”, in modo da adeguarlo alle variazioni climatiche.

     

    4- Per le uscite, fate attenzione alla scelta dell’orario

     

    Godersi una bella passeggiata è sempre una panacea perché aiuta la circolazione, la digestione e anche il buonumore. Attenzione però all’orario e alle temperature scelte: evitare le giornate e i momenti in cui le temperature sono troppo rigide come la mattina presto, la sera e la notte. Il disorientamento spazio-temporale dell'anziano con Alzheimer e la diversità di percezione del freddo faranno sì che la persona potrà anche chiederci di uscire nelle ore della mattina o della sera/notte che sono le più fredde.

    Diamo noi dei tempi idonei, promettendo alla persona di uscire a un orario ben preciso che comunichiamo. Se vediamo la persona innervosirsi, perché la sua richiesta non è assecondata, proviamo a distrarre la sua attenzione coinvolgendolo in attività differenti.

     

    5- Illuminate gli ambienti

     

    In inverno i momenti di luce naturale si riducono, buona norma è creare un sistema di illuminazione adeguato evitando zone d’ombra. La poca illuminazione, se da una parte crea un momento di riposo e di relax, dall’altra può spaventare il malato di Alzheimer. La poca illuminazione agevola infatti la perdita dei punti di riferimento dati dall’ambiente che appare come nuovo e ostile.

    Prendiamo spunto dagli svedesi che, a causa delle poche ore di luce del sole, studiano, negli ambienti casalinghi, dove predisporre lampade e punti luce che creano un’atmosfera intima e rilassante.

     

    6- Chiacchiere e sorrisi

     

    Certamente questo consiglio non ha stagione. Ancora di più nel periodo invernale, quando si sta maggiormente a casa, creiamo uno spazio di ascolto empatico con l’anziano, chiacchieriamo con lui, coinvolgendolo in qualche attività ricreativa, e sorridiamo insieme!

     

    Venerdì, 10 Novembre 2017 da Sperelli
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  • Elisa
    E' possibile che una pec valutata come normale in una persona di 81 anni 6 mesi fa adesso sia valutata con la presenza di placche che fanno pensare all'alzaimer?
    Iniziata da Elisa Mercoledì, 14 Dicembre 2016 1 Risposta

    Salve. ..a mio avviso si tratta di demenza senile associata all'età. cosi le ha risposto la dr.ssa Camodeca sulla sua pagina.

    Ultima risposta di Riccardo Antinori il Giovedì, 15 Dicembre 2016
  • iaia
    Scelta farmaci per la cura dell'alzheime
    Iniziata da iaia Lunedì, 25 Gennaio 2016 1 Risposta

    Tra i farmaci attualmente disponibili abbiamo quelli appartenenti alla famigia degli inibitori dell'acetilcolinesterasi che possono migliorare i sintomi della malattia e rallentarne temporaneamente la progressione, anche se c’è una notevole differenza tra paziente e paziente nel grado di risposta. Tra gli inibitori dell'acetilcolinesterasi ,che vengono attualmente prescritti gratuitamente da centri specializzati ai pazienti con malattia di Alzheimer di gravità lieve-moderata, sono il donepezil (Aricept o Memac), la rivastigmina (Exelon o Prometax) e la galantamina (Reminyl). L'efficacia di questi farmaci è simile, quello che cambia è la modalità di somministrazione (il donepezil va assunto in un'unica dose una volta al giorno, rivastigmina e galantamina più volte al giorno e a dosi crescenti) e il profilo degli effetti collaterali, quali nausea, vomito, diarrea (alcuni di questi farmaci vengono tollerati meglio degli altri, ma dipende sempre da paziente a paziente). Questo è il motivo per cui la dottoressa le ha detto di stare molto molto attenta agli effetti collaterali e di chiamarla subito in caso di problemi. Non c’è da insospettirsi ma solo da chiamarla e farle presente quanto ha osservato. La memantina (Ebixa) è generalmente utilizzata nelle forme medio-gravi e il fatto che contrasti l'accumulo di calcio all'interno del neurone non ha nulla a che vedere con le calcificazioni cerebrali (sono due fenomeni diversi). Per quanto riguarda il Neurassial è un integratore non un farmaco quindi non è stato sottoposto ad un’analisi così accurata sulla reale efficacia.

    Ultima risposta di Prof. Dott. Zelano il Mercoledì, 27 Gennaio 2016
  • zerocom
    Cure contro l'Alzheimer
    Iniziata da zerocom Mercoledì, 02 Settembre 2015 4 risposte

    Grazie mille dott.sa farò venire mia madre a Brescia accompagnata da mio fratello.

    Ultima risposta di zerocom il Giovedì, 03 Settembre 2015
  • Massisalve
  • sara70
    demenza senile
    Iniziata da sara70 Giovedì, 11 Luglio 2013 1 Risposta

    Ci sono molti articoli sul nostro sito:
    Un farmaco per l'Alzheimer avanzato
    Allo studio un medicinale che ripristina le connessioni nervose
    Morbo di Alzheimer_7755.jpg
    Un nuovo farmaco ancora in fase di sperimentazione ha mostrato un'ottima efficacia nel contrasto del morbo di Alzheimer. Si tratta di un medicinale che punta a ripristinare le connessioni nervose danneggiate dalla patologia, e la sua efficacia è già stata testata su modello animale. Il farmaco si chiama NitroMemantine e combina due molecole già approvate dalla Fda americana.
    Lo studio è a firma di ricercatori dell'Istituto di ricerca Sanford-Burnham ed è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
    www.italiasalute.it/7755/pag2/…

    La marijuana contro l'Alzheimer
    Il THC ne rallenta la progressione

    Possibile prima arma vincente contro l’Alzheimer
    Una molecola alla base della formazione delle placche
    L’origine delle formazioni tossiche nel cervello che causano la malattia di Alzheimer è stata individuata per la prima volta da un gruppo di ricerca italiano, che ha pubblicato su Nature Communications l’importante scoperta.
    www.italiasalute.it/…

    Un farmaco per l'Alzheimer avanzato
    Allo studio un medicinale che ripristina le connessioni nervose
    www.italiasalute.it/7755/…

    e tanti altri...

    Ultima risposta di Riccardo Antinori il Venerdì, 03 Ottobre 2014
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