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“Attualmente in Italia l’ipoacusia tocca una persona su tre dopo i cinquant’anni e due su tre oltre i settantacinque anni, ma si stima che nel giro di meno di tre anni sull’intera popolazione un italiano su tre sarà interessato dal fenomeno - ha evidenziato nei giorni scorsi a Milano il prof. Carlo Giordano, direttore della clinica di otorinolaringoiatria dell’Università di Torino - Nonostante ciò, la percentuale di persone che cercano una soluzione al problema è molto bassa rispetto a quella di chi realmente ne avrebbe bisogno. Dei sette milioni di Italiani affetti da carenza uditiva più di un terzo non è cosciente del proprio deficit, mentre la metà delle restanti persone non fa nulla per ovviare al disturbo pur sapendo di averlo”.
Alla base della resistenza a rivolgersi a uno specialista dell’udito c’è un’idea negativa della sordità radicata da anni della nostra cultura. Il deficit uditivo viene percepito con un senso di vergogna e si tende a occultarlo. Per questo motivo molte persone non indossano apparecchi acustici nonostante possano risolvere molti dei problemi con i quali si imbattono nella loro vita quotidiana. L’ipoacusia è sentita come un vero e proprio handicap, in modo completamente differente da un’altra mancanza, come può essere, ad esempio, quella della vista.
“Per correggere la maggior parte dei problemi di vista si ricorre all’uso degli ...
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