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L'amianto è un incubo che sembra non finire mai. “E il peggio deve ancora venire. Ci aspettiamo un picco di morti fra pochi anni”. Parla il professore Pier Aldo Canessa, esperto delle malattie legate all’amianto, al Congresso dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), in corso a Firenze, presieduto da Antonio Corrado. “Il peggio deve venire perché – precisa Canessa – la malattia si manifesta 40 anni dopo il contatto con l’amianto. E quindi ci si aspetta, purtroppo, casi di malattia fra quanti hanno lavorato in cantieri navali, edili e in altre aree piene di amianto prima che l’Italia dichiarasse stop a queste costruzioni: era il 1992. La Gran Bretagna è intervenuta molti anni prima”.
La realtà di oggi è già molto drammatica. “Ogni anno in Italia– dice il professore Valerio Gennaro dell’Istituto Tumori di Genova – muoiono più di 3mila persone che sono state in contatto con l’amianto: 1000 per mesotelioma, il tumore primario della pleura; 1500 per tumore polmonare; il resto per tumori in altre parti del corpo”.
“Si è intervenuto in ritardo – dice Canessa, Direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia a Sarzana, La Spezia – con la legislazione. Con la bonifica si è andati a rilento. La realtà è che viviamo ancora a contatto con l’amianto: con questa sostanza si sono realizzate navi, si sono costruiti edifici pubblici, case per abitazione ...
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