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Riattivare le cellule staminali già presenti, ma “addormentate“, dell’orecchio interno attraverso altre cellule della stessa famiglia portate dall’esterno grazie a nanomolecole. Non è fantascienza ma il frutto di alcune sperimentazioni già in atto. L’obiettivo è ripristinare le funzioni uditive perdute avvalendosi di cellule già presenti nell’orecchio, ma che hanno bisogno di uno stimolo per attivarsi. Un campo che vede in prima linea anche il nostro Paese. Di genetica, nanotecnologie e moderne metodologie di screening si parla in questi giorni in Egitto in occasione del Convegno Internazionale “Il Futuro dell’Otologia“, promosso dal Centro Ricerche e Studi Amplifon come importante momento di aggiornamento per gli specialisti di tutto il mondo.
“Il futuro dell’otologia ci parla il linguaggio delle nanotecnologie, della chirurgia robotica, dell’ingegneria genetica e dei più moderni dispositivi impiantabili" - spiega Aziz Belal, Preside della Scuola di Medicina di Alessandria e Presidente del Congresso - "Non si tratta di un miraggio ma di passi concreti che la scienza sta già compiendo e che in questo Convegno, grazie a sessioni tematiche, simposi, discussioni e tavole rotonde, vogliamo affrontare con tutti gli specialisti.”
I disturbi dell'udito sono molto più diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. In Italia, si calcola che vi ...
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