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Recentemente, durante un convegno a Copenhagen, è stato proposto un nuovo metodo promettente nella terapia dei linfomi di Hodgkin. L'obiettivo sempre ricercato dai medici è quello di riuscire a trovare una terapia che si adatti alle caratteristiche peculiari della malattia di ciascun paziente. queste caratteristiche vengono messe in evidenza dalle immagini ottenute tramite la Tomografia a emissione di positroni (Pet). A seconda delle informazioni ottenute grazie a questa tecnica sarebbe quindi possibile decidere se adottare una terapia più o meno aggressiva. «Risulta che la Pet abbia un valore predittivo in oltre il 90 per cento dei casi, affermandosi così come il fattore prognostico più potente», dice Andrea Gallamini dell'ospedale Santa Croce di Cuneo che ha condotto i primi studi in questo campo con Martin Hutchins, dell'università di Copenaghen.
Dunque la terapia potrà essere sviluppata in modo diverso per ogni individuo e ricalibrata in base alla risposta che la neoplasia darà ad essa. Lo studio è stato condotto su 210 pazienti i quali sono stati sottoposti a Pet al momento della diagnosi e poi di nuovo dopo due cicli di terapia. Grazie a questo sistema è stato possibile stabilire se la strategia ottimale fosse lo schema ABVD (una combinazione di chemioterapici che include doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina) o il Beacopp (bleomicina, etoposide, ...
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