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Più vulnerabili nel contrarre l’infezione da HIV, che nella maggior parte dei casi avviene
per via eterosessuale, più complessa sia la prevenzione sia la gestione clinica dell’AIDS:
questa la condizione femminile con HIV nel nostro Paese dove sono circa 30.000 le
donne con infezione da HIV, anche in stadio pre-AIDS. Secondo i dati COA
aggiornati al 31 dicembre 2007 le donne costituiscono poco meno del 30% delle
24.000 persone con AIDS che vivono in Italia.
Nel 2007 le stime mostrano una sostanziale stabilità nel numero di nuovi casi di AIDS
rispetto all’anno precedente, segno che si è arrestata la tendenza al declino
dell’incidenza di malattia conclamata che aveva caratterizzato l’era della HAART (terapia
antiretrovirale combinata). Ciò dipende dal mancato accesso precoce alla terapia
(oltre il 60% dei nuovi casi non ha effettuato terapia prima della diagnosi di AIDS) e
consegue a un ritardo nella esecuzione del test: infatti oltre una persona su due scopre di
essere sieropositiva al momento della diagnosi di AIDS o poco prima.
La causa del ritardo risiede in una bassa percezione del rischio, soprattutto in persone che
hanno acquisito l’infezione per via eterosessuale, prime tra tutte le donne che costituiscono
circa un terzo della popolazione sieropositiva, che hanno contratto l’infezione
prevalentemente per via eterosessuale (63.6% dei casi rispetto al ...
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