MALATTIA DI CROHN

Domenica, 21 Febbraio 2021

Cos’è La malattia di Crohn?

La malattia di Crohn è caratterizzata da un’infiammazione cronica dell’intestino, che può colpire tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. In circa il 90% dei casi, la malattia colpisce maggiormente l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon1.

La malattia di Crohn, che rientra nel novero delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD), è caratterizzata da un’errata risposta del sistema immunitario al cibo, ai batteri e ad altre entità che vengono erroneamente scambiate per sostanze estranee2. Le aree colpite dall’infiammazione sono spesso irregolari e collocate tra parti di intestino sano3.

Vivere con la malattia di Crohn

In Italia, la malattia di Crohn, colpisce circa 100.000 persone.

Benché potenzialmente tutti possano essere affetti da questa patologia a qualsiasi età, solitamente questa si manifesta in una fascia di età compresa tra i 15 e i 35 anni, tanto negli uomini quanto nelle donne4.

La malattia di Crohn può colpire le persone in modi diversi ed essere associata a numerose comorbidità fisiche e psicologiche come la depressione, lo stress, l’anemia e il cancro colorettale5-6.

La malattia di Crohn può impattare sulla qualità di vita di un paziente in modo significativo:

  • Attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili7
  • Può avere un impatto emotivo pesante, come dimostra il fatto che molte persone presentano segni di depressione e stress, inquietudine, perdita di appetito, ansia, affaticamento e insonnia8.

Cosa causa la malattia di Crohn?

La causa scatenante della malattia di Crohn è sconosciuta, ma si ritiene siano coinvolti più fattori. Degli studi hanno mostrato come la patologia dipenda da una predisposizione genetica: più del 20% delle persone che ne sono affette, infatti, hanno un parente stretto (genitore, figlio o fratello) con una patologia infiammatoria cronica dell’intestino (IBD). Anche dei fattori ambientali possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia di Crohn, che è più comune nei Paesi sviluppati e in aree urbane. La patologia è diffusa soprattutto in zone dai climi nordici, come ad esempio il Canada e i Paesi scandinavi, anche se vi è una prevalenza molto alta anche in specifici Paesi dell’emisfero sud, come la Nuova Zelanda e l’Australia9.

Altri fattori sono:

  • Reazioni anomale del sistema immunitario
  • Virus e batteri

Quali sono i sintomi?

I sintomi della malattia di Crohn possono variare a seconda di quale parte del tratto intestinale viene prevalentemente colpita. Molti hanno sintomi della patologia e manifestazioni violente, seguite da periodi di remissione (quando i sintomi sono meno severi).

I sintomi più comuni sono:

  • Diarrea ricorrente
  • Dolori addominali e crampi
  • Affaticamento
  • Perdita di peso
  • Sangue e muco nelle feci
  • Blocchi intestinali/fistole/Ulcere

Come viene diagnosticata la malattia di Crohn?

La malattia di Crohn è diagnosticata attraverso una combinazione di test di laboratorio e indagini con metodiche di imaging. I primi test di laboratorio mettono in luce i segni di infiammazione, infezione e sanguinamenti interni. L’ecografia, la TAC, la risonanza magnetica, la colonscopia e la gastroscopia sono utilizzate in aggiunta per localizzare la patologia lungo il tratto intestinale e capirne la severità10-11-12.

Trattare la malattia di Crohn

Gli indici più comuni utilizzati per misurare la severità e gli esiti della malattia di Crohn sono il Crohn’s Disease Activity Index (CDAI), l’Harvey-Bradshaw index (HBI) e l’Inflammatory Bowel Disease Questionnaire (IBDQ):

  • il CDAI e l’HBI sono degli indici di valutazione dei sintomi della patologia, che quantificano i sintomi della malattia di Crohn e misurano i miglioramenti ottenuti con i trattamenti13-14
  • L’IBDQ è un indice usato per misurare la qualità di vita correlata allo stato di salute in pazienti adulti15

L’obiettivo dei trattamenti clinici è quello di ridurre l’infiammazione che è causa dei sintomi, migliorare la prognosi sul lungo termine e limitare l’insorgenza delle complicanze. Nei migliori dei casi, questi possono portare non solo ad un alleviamento dei sintomi ma anche ad una remissione nel lungo periodo.

I cinque principali trattamenti classificati per la malattia di Crohn sono16:

  1. Aminosalicilati (5-ASA)
  2. Corticosteroidi
  3. Immunomodulatori convenzionali (metotressato, azatioprina, 6 mercatopurina) 17
  4. Antibiotici
  5. Terapie biologiche

Sono stati fatti progressi significativi nel trattamento della malattia di Crohn. Una volta i 5-aminosalicilati erano comunemente usati e sono ancora prescritti per la gestione dei sintomi nelle malattie da lievi a moderate ma non hanno dimostrato efficacia nella guarigione delle mucose. Gli antibiotici, anch’essi ampiamente utilizzati, dovrebbero essere limitati al trattamento di complicanze come ascessi e fistole.

La gestione farmacologica comprende pertanto l’utilizzo di corticosteroidi, immunomodulatori e biologici. Ciascuno di essi svolge un ruolo importante nell’indurre e mantenere la remissione sul lungo periodo.

L’intervento chirurgico può rendersi necessario quando l’uso dei farmaci e la dieta non riescono a controllare a lungo i sintomi o altre complicazioni. La necessità di un intervento chirurgico è piuttosto comune, e si arriva fino al 57% dei pazienti che richiedono almeno un intervento chirurgico nel corso della vita. La chirurgia è spesso necessaria per trattare fistole, ascessi e malattie perianali 18

Sebbene questo possa ridurre i sintomi per un periodo di tempo prolungato, circa il 20% dei pazienti operati presenta una ricomparsa della sintomatologia a un anno dall’intervento19-20.

Per maggiori informazioni sulla malattia di Crohn visita il sito dell’European Federation of Crohn’s and Ulcerative Colitis Associations (EFFCA)

  1. Yoshida EM, et al. Can J Gastroenterology 1999;13(1):65-73.
  2. Best WR, et al. Gastroenterology 1976;70(3):439-44.
  3. Am Fam Physician. 2018 Dec 1;98(11):661-669. Crohn’s Disease: Diagnosis and ManagementBrian Veauthier, Jaime R Hornecker
  4. Rutgeerts K, et al. Gastroenterology 1990;99(4):956-63.
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