Il girovita rivela il rischio cardiovascolare

Mercoledì, 20 Marzo 2019

La quantità di grasso corporeo misurabile tramite il noto indice di massa corporea (o Body Mass Index) è un parametro importante per valutare sovrappeso e obesità. Altrettanto importante, però, è la distribuzione corporea del grasso a livello addominale, un dato che si ricava calcolando il rapporto tra circonferenza vita/circonferenza fianchi - il cosiddetto WHR - e che risulta essere un fattore critico, predittivo di rischio cardiovascolare.

 

Un consorzio internazionale di cui fa parte il Burlo Garofolo di Trieste ha individuato 24 nuove varianti geniche collegate alla distribuzione addominale del tessuto adiposo, e alla regolazione di fattori coinvolti nel controllo di tale distribuzione e del metabolismo dei lipidi in generale. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Nature Genetics.
"Il valore di questa ricerca deriva dal grande numero di campioni esaminati," spiega Paolo Gasparini, genetista medico del Burlo Garofolo/Università di Trieste che ha partecipato al lavoro, "ma anche dalla eterogeneità degli stessi campioni, che sono rappresentativi dei principali fenotipi umani".
Lo studio - il più ampio finora effettuato - ha preso in esame più di 476 mila individui europei, asiatici, africani e latino americani, scoprendo varianti geniche significative che, se presenti, aumentano il rischio di sviluppare disturbi metabolici e cardiovascolari.
Prosegue Gasparini: "Il Burlo Garofolo è tra i centri che ha potuto fornire al Consorzio casistiche significative: nella nostra banca dati genomica, infatti, conserviamo i campioni provenienti dal parco genetico del Friuli Venezia Giulia - raccolti in 7 paesi diversi, ciascuno con caratteristiche antropologiche, storico culturali e demografiche salienti - assieme a quelli prelevati nel corso del progetto lungo la via della seta). In totale quasi 3000 campioni che coprono tutti i principali fenotipi."
In concreto, l'indagine ha selezionato campioni di DNA di individui in cui la distribuzione addominale del grasso corporeo era correlata a disturbi metabolici o cardiovascolari. Accanto a questi, sono stati selezionati campioni di controllo, in cui cioè non vi era tale correlazione. Quindi è stato effettuato uno screning dell'intero genoma per vedere esistevano associazioni significative tra nuove varianti geniche e particolari fenotipi.
"Lo studio ha confermato che per 15 varianti geniche più comuni e nove varianti più rare (in totale 24), c'è un'associazione significativa tra quella data variante genica e la distribuzione del grasso corporeo addominale", spiega ancora Gasparini. "Per 19 di tali varianti sono state osservate anche importanti differenze di genere: per 16 di esse gli effetti delle variazioni nel DNA erano più evidenti nel sesso femminile, mentre per tre nel sesso maschile".
Che cosa significa? Che la variante genica chiamata PLXND1, per esempio, si associa a un aumentato rapporto fra l'adipe addominale e l'indice di massa corporea, e che la proteina prodotta dal gene PLXND1 è espressa a livelli eccessivi nel tessuto adiposo come risposta all'obesità indotta da diete sbagliate. La variante genica ACVRIC, invece, gioca un ruolo importante nella crescita e differenziazione cellulare, inclusa quella degli adipociti, le cellule del tessuto adiposo.
Queste scoperte supportano le differenze visibili e già note nella distribuzione del grasso corporeo fra uomo e donna, e rappresentano un importante punto di partenza per lo studio della prevalenza di malattie cardiometaboliche nei due sessi.
Conclude Gasparini: "I dati genetici ed epidemiologici raccolti danno una conferma scientifica a ciò che era stato osservato a occhio nudo, empiricamente: che l'adiposità localizzata nella regione addominale rappresenta un fattore di rischio per il diabete di tipo 2 e per le malattie cardiovascolari in genere, e che tale associazione coinvolge altri fattori importanti come la pressione sanguigna, la regolazione dei trigliceridi e dell'insulina".
Lo studio è solo un punto di partenza. Importante, però. Da qui il consorzio proseguirà le indagini per individuare i meccanismi molecolari che regolano la deposizione loco-specifica e sesso-specifica dell'adipe addominale, per identificare in che modo le vie genomiche che portano all'obesità possano alterarsi. E per trovare nuovi bersagli che permettano di ridurre o eliminare i danni stessi dell'obesità.

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Autore

Sperelli

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