L’inquinamento aumenta il rischio di morte per cause cardiovascolari

Venerdì, 02 Aprile 2021

Anche a livelli ritenuti non pericolosi, l’esposizione all’inquinamento atmosferico pone i soggetti con più di 65 anni a rischio di morte precoce per cause cardiopolmonari: ictus, infarto, fibrillazione atriale e polmonite.

 

È la conclusione di uno studio pubblicato su Circulation da un team dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health diretto da Mahdieh Danesh Yazdi, che spiega: «Poiché il nostro studio ha trovato effetti dannosi a livelli al di sotto degli standard fissati attualmente negli Stati Uniti, l'inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato un fattore di rischio per malattie cardiovascolari e respiratorie, e i responsabili politici dovrebbero riconsiderare i valori attualmente ritenuti sicuri», afferma Yazdi.
Lo studio ha verificato gli effetti dell’esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2,5), al biossido di azoto (NO2) e all’ozono (O3) sui ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari e respiratorie.
I ricercatori si sono basati sui dati delle cartelle cliniche di oltre 63 milioni di persone che hanno utilizzato l’assistenza Medicare dal 2000 al 2016.
Dai dati è emerso che l’inquinamento è stato responsabile di migliaia di ricoveri. Il rischio di infarto, ictus, fibrillazione atriale e polmonite era chiaramente associato all’esposizione a lungo termine al particolato.
Gli esperti hanno anche osservato che il rischio di ictus e fibrillazione atriale è aumentato in associazione all'esposizione a lungo termine al biossido di azoto, mentre il rischio di polmonite è stato influenzato dall'esposizione a lungo termine
all'ozono.
«Quando abbiamo ristretto la nostra analisi alle persone che erano esposte solo a livelli più bassi di inquinamento, abbiamo comunque osservato un aumento del rischio di ricovero in ospedale per tutti gli esiti studiati, anche a livelli al di sotto delle soglie considerate sicure. Per questo pensiamo che l'impatto a lungo termine dell'inquinamento debba essere una preoccupazione seria per tutti», concludono gli autori.

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Autore

Sperelli

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