Il cortisone curerà la miocardite?

Venerdì, 19 Agosto 2022

Combattendo il virus abbiamo imparato molto. Abbiamo imparato a curare il COVID-19 con il cortisone. Abbiamo imparato che il coronavirus può attaccare il sistema vascolare e generare una miocardite. Potremmo aver imparato persino a curarla. La miocardite è un’infiammazione al muscolo del cuore che può portare in alcuni casi a scompenso cardiaco acuto e in rari casi alla morte: per questa patologia non esistono farmaci specifici ma l'esperienza della pandemia suggerisce una soluzione che si sta esaminando. Infatti, il Cardiocenter di Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, guida uno studio internazionale (MYTHS) che serve proprio a capire se il cortisone serva a curare la miocardite su base virale, e non solo e non limitatamente al COVID-19. Enrico Ammirati, cardiologo e ricercatore di fama internazionale, ne parlerà al 56° convegno nazionale di cardiologia che si terrà a Milano dal 19 al 22 settembre. «La miocardite può insorgere a due settimane da una infezione virale, e nel 75% dei casi ha un decorso favorevole. Nel restante 25% si osserva una compromissione del muscolo cardiaco e nel 10% di questi casi un aggravamento, con un rischio morte nel 15-20% per cento dei casi. Noi stiamo studiando l’effetto dello steroide su questo dieci per cento che non dispone di farmaci specifici» spiega Ammirati. Il convegno di Milano, promosso dalla fondazione De Gasperis, ospiterà la discussione giovedì 22 settembre alle 11 al NH Milano Congress Center di Milanofiori (Assago).

 

Il 56° convegno nazionale di Cardiologia di Milano è l'appuntamento più importante del settore e quest'anno riparte completamente in presenza, dopo il periodo pandemico. Si terrà al Milano Congress centre di Assago. Il convegno, che coniuga sessioni frontali e minicorsi interattivi, nonostante le difficoltà degli ultimi due anni dovute al COVID-19, è riuscito a mantenere la sua leadership, anche ricorrendo alla formazione a distanza. Nel 2019 i partecipanti erano stati oltre 1500, nel 2020 in modalità virtuale e nel 2021 con modalità ibrida intorno ai 1000, per quest’anno il numero di 1000 iscritti è già stato superato. L'emergenza pandemica ha rallentato diagnosi e cure e i cardiologi stanno organizzandosi per ripartire mettendo a frutto le nuove conoscenze maturate in questi due anni. «Anche quest’anno - spiega Fabrizio Oliva, cardiologo del Cardiocenter Niguarda e direttore del convegno insieme al cardiochirurgo Claudio Russo -, i massimi esponenti della cardiologia si confronteranno sulle più recenti acquisizioni scientifiche ma anche su tematiche organizzative, fondamentali per offrire al maggior numero di pazienti le migliori terapie. Tra i temi trattati la interazione tra clinici ed esperti di imaging, gli aspetti innovativi del trattamento delle patologie valvolari, il trattamento invasivo delle aritmie, il ruolo sempre più rilevante della genetica, il rapporto tra diabete e malattie cardiovascolari, le terapie più recenti per le dislipidemie e l’insufficienza cardiaca. La difficile sfida dei trial randomizzati in ambito intensivo ci permetterà di presentare due nuovi studi coordinati dal Cardiocenter e si avvarrà della presenza di due grandi esperti internazionali, Navin Kapur di Boston e Alessandro Sionis di Barcellona. I nostri obiettivi? ripartenza con una più efficiente organizzazione delle reti cardiologiche per offrire le migliori cure ai nostri pazienti».

 

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Autore

Sperelli

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