Neuroscienze e cibo

Giovedì, 15 Giugno 2023

Per fame, innanzitutto, ma anche per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, restare in salute e, perché no, per piacere, convivialità. Sono questi i motivi che dovrebbero spingere ai pasti. Dovrebbero ma così non è. Si mangia infatti per noia, tristezza, rabbia, stress. L’elenco delle trappole è lungo quanto quello dei disturbi che ognuno di questi aspetti trascina inevitabilmente con sé. Le Neuroscienze oggi aiutano a chiarire alcuni dei meccanismi che sottendono al legame tra cibo e cervello e insegnano tanto anche in fatto di comportamento alimentare.

 

Prima di tutto, dicono gli esperti, tanto pesa l’attenzione che si presta al cibo quando si consuma un pasto. Le ricerche oggi confermano infatti che la distrazione interferisce con i segnali fisiologici di fame e sazietà. In altre parole si mangia di più quando lo si fa distrattamente, ad esempio guardando la tv, scrollando il telefono, leggendo un libro, non importa quello che effettivamente si fa nel mentre, il risultato è lo stesso. In uno studio del 2019 dei ricercatori brasiliani hanno chiesto a un gruppo di persone di fare una pausa snack in tre condizioni differenti: senza distrazioni, usando il telefono e leggendo un testo. Dai risultati è emerso che chi era distratto ha assunto circa il 15% di calorie in più rispetto al primo gruppo.
«Una strategia da usare a tavola passa da un concetto oggi tanto di moda: il mindful eating» interviene Rosjana Pica, Biologa Nutrizionista, esperta di Neuronutrizione. «Si tratta di un approccio al cibo incentrato sulla capacità di porre la giusta attenzione e consapevolezza all’esperienza alimentare. Mangiare concentrandosi sull’atto permette al cervello di focalizzarsi sull’azione che si sta compiendo - spiega l’esperta -. Il comportamento alimentare è regolato da una parte del cervello che controlla ed elabora le informazioni relative ai bisogni energetici dell'organismo e quelle sulla disponibilità di cibo. In questa zona si stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la vista e quelli che regolano l'appetito. Distrarsi durante il pasto non fa arrivare il giusto segnale al cervello che non recepisce che quello che stiamo consumando è un pasto completo e adeguato. Così, scambia il masticare distratto per un semplice spuntino. Il risultato? Siamo spinti a cercare altro cibo. Guardare il piatto invece è utile ad aiutare il cervello nella regolazione degli stimoli visivi e ad avere una consapevolezza maggiore di quello che si consuma».
Basta concentrarsi sommariamente sull’esperienza del mangiare o serve un training? «Il nostri sensi vanno sempre allenati» risponde la dottoressa Pica. «Prendiamo ad esempio il gusto del salato: questo si affievolisce con l’uso eccessivo di sale. Bisogna quindi tenerlo allenato, dosando bene la sapidità dei piatti che consumiamo. Allo stesso modo si può pensare di allenare la nostra consapevolezza sugli alimenti che ci fanno bene e su quelli che generalmente sono meno salutari cercando di fare scelte alimentari consapevoli».
A proposito di scelte, cosa mettere sul piatto? Tra verdure e patatine fritte, ciambelle e insalata, il nostro cervello non avrebbe dubbi, come hanno dimostrato le ricerche. C’è un modo per affrontare positivamente la voglia di cibo? «La prima cosa da non fare è categorizzare un cibo come sbagliato. Più lo demonizziamo, più il nostro cervello lo vorrà consumare» osserva Rosjana Pica. «Nessun cibo è “cattivo” se mangiato con i giusti abbinamenti. Una strategia che consiglio è di utilizzare consapevolmente gli alimenti che piacciono, mescolando odori e sapori diversi. Perché privarsi di un piatto di pasta se è un cibo che dona gioia e soddisfazione? Concediamocelo, la pasta in bianco non è per forza più dietetica. Al contrario, arricchita con verdure (scegliamo quelle che più ci piacciono), spezie, erbe aromatiche e una fonte proteica otteniamo un salutare piatto unico. Riso venere con zafferano, tonno e zucchine, mantecato con un po’ di robiola al posto del burro oppure pasta integrale con macinato di pollo e crema di asparagi, magari con l’aggiunta di punte di asparagi croccanti per renderlo bello».
Il comportamento del cervello di fronte al cibo è stato al centro di numerosi studi condotti attraverso la risonanza magnetica funzionale che ha evidenziato come certi stimoli attivano aree cerebrali collegate con le emozioni. «Queste emozioni (negative come paura o disgusto, o positive come felicità e piacere) condizionano le scelte alimentari e influiscono sul ricordo di un dato alimento. Oltre alle emozioni, nel rapporto con il cibo è fondamentale il sistema della gratificazione- prosegue l’esperta-. Attraverso sistemi complessi che regolano il meccanismo della ricompensa con la modulazione della plasticità neuronale, il nostro cervello memorizza l’effetto benessere. La molecola chiave di questo meccanismo è la dopamina che viene rilasciata a seconda della gradevolezza di un alimento. Si innesca così una nuova ricerca dello stimolo gratificante al ricordo emotivo o allo stimolo visivo, olfattivo, gustativo che lo evoca. Questo circolo vizioso, di cui fa parte anche il meccanismo della dipendenza, è normalmente tenuto sotto controllo dalla corteccia prefrontale. Per uscire da questo circolo vizioso è importante imparare a riconoscere i cibi tentatori che si vogliono non per fame ma per gola. Se proprio non vogliamo rinunciarvi, concediamocelo ma tenendo a mente di assaporarlo lentamente in modo da attivare i meccanismi cerebrali descritti. Imparare ad ascoltare il proprio corpo e i segnali che invia è una delle strategie più efficaci per aprirsi a una maggiore consapevolezza alimentare. Tutto questo aiuta a recuperare un rapporto sano e sereno con il cibo».

 

Non sei iscritto, partecipa a Okmedicina!

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito

Chi è in linea