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La dieta giapponese per vivere più a lungo

Martedì, 08 Ottobre 2019

In termini di effetti positivi sulla salute, la dieta giapponese supera quella mediterranea. In entrambi i casi si tratta di regimi alimentari equilibrati che hanno l'effetto di ridurre il rischio di tante malattie gravi, ma quella del paese del Sol Levante sembra avere una marcia in più.

 

"È ormai assodato che esista un rapporto bidirezionale tra i nostri geni e i nutrienti che assumiamo con la dieta", ha sottolineato Marco Silano, responsabile dell'Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell'Istituto Superiore di Sanità, "il patrimonio genetico determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti. Parallelamente, gli stessi nutrienti modificano l'espressione dei geni, silenziando alcuni e attivandone altri".
In particolare, la dieta giapponese riduce in maniera evidente il rischio di cancro prostatico. Uno studio del Children's Hospital Medical Center di Cincinnati pubblicato sulla rivista scientifica Biology and Reproduction è arrivato a questa conclusione evidenziando gli effetti positivi indotti dalla molecola Equol. La molecola viene prodotta dall'intestino in fase di digestione della soia e avrebbe la capacità di bloccare l'azione del Dht, un ormone maschile connesso con l'ipertrofia prostatica e con il cancro.
"Dal punto di vista clinico, l'alimentazione giapponese risulta efficace nella prevenzione secondo una duplice prospettiva", ha spiegato Andrea Tubaro, direttore dell'Unità operativa complessa di Urologia, dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, durante l'incontro 'Dieta giapponese e prevenzione oncologica', organizzato a Roma. "Anzitutto, la dieta giapponese è ricca di cibi come tofu, edamame, germogli di soia, caratterizzati da estrogeni deboli - ha aggiunto - cioè sostanze di derivazione naturale con una debole attività estrogenica. L'assunzione fin dall'infanzia di cibi con estrogeni deboli genera un'azione protettiva sul tumore della prostata. In secondo luogo, è molto povera di grassi saturi, che sono dannosi per l'organismo poiché innalzano i livelli del colesterolo, la cui alterazione può generare complicanze di tipo cardiovascolare".

 

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Autore

Sperelli

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