Allergie alimentari, i consigli degli esperti

Mercoledì, 01 Giugno 2022

L’allergia a un alimento può scatenare una reazione anche grave con problemi a carico dell’apparato digestivo, orticaria e gonfiori. Da una leggera irritazione si può passare anche allo shock anafilattico a seconda della predisposizione o meno del soggetto.

 

Gli allergologi dell'Aaiito, Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri, offrono una panoramica sui sintomi e sulle diagnosi delle principali forme di allergia alimentare. Quelle più comuni riguardano il latte, la frutta secca, i crostacei, il pesce e le uova. Nel nostro Paese le allergie alimentari colpiscono fino al 5% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza nei bambini durante i primi anni di vita (6-10%). Le più frequenti reazioni ad alimenti di origine animale nei
bambini sono quelle al latte e alle uova. Invece, nell'adulto l'allergia alimentare più frequente (il 72% delle allergie alimentari primarie in Italia) è dovuta all'assunzione di cibi di origine vegetale come, ad esempio, frutti della famiglia delle Rosaceae, soia, arachide, grano, frutta a guscio, sesamo. Subito dopo arrivano i crostacei come seconda causa di allergia (13%), mentre risultano rare le allergie al pesce. Invece, l'allergia alimentare all'arachide è prevalente nelle regioni settentrionali.
I sintomi dell'allergia alimentare possono coinvolgere più organi e apparati con diversi sintomi: orticaria/angioedema, edema delle labbra e della lingua, prurito al palato, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, broncospasmo, tosse, ostruzione nasale e dispnea e fino allo shock anafilattico con ipotensione e perdita di coscienza.
Per diagnosticare l’allergia alimentare sono necessari anamnesi, prick test, dosaggio delle IgE specifiche per l’alimento e test di provocazione orale.
Riccardo Asero, Presidente Aaito spiega che le allergie alimentari "rappresentano certamente un rilevante problema di salute pubblica, ma nell'immaginario collettivo la loro prevalenza è enormemente sopravvalutata. Sulla base dei risultati ottenuti da recenti studi multicentrici condotti nel nostro Paese dall'associazione, possiamo fare chiarezza su tre importanti allergie: ai crostacei, al pesce e all'arachide. È importante chiarire questi argomenti spesso resi scarsamente comprensibili da informazioni provenienti da fonti non adeguatamente qualificate".
L'allergia ai crostacei rappresenta la seconda causa di allergia alimentare primaria in Italia (13%) ed esiste una correlazione con la sensibilizzazione agli acari della polvere. La maggior parte delle persone allergiche ai crostacei sono ipersensibili agli acari della polvere; crostacei e acari, così come i molluschi, sono degli invertebrati e hanno degli allergeni in comune, dei quali il più importante è la tropomiosina. La tropomiosina delle diverse specie di invertebrati è molto simile per cui un soggetto allergico a un crostaceo può reagire con la maggior parte degli altri crostacei.
Secondo alcuni studi, però, meno della metà dei pazienti allergici ai crostacei sono sensibili alla tropomiosina, di conseguenza esistono molti altri allergeni rilevanti.
Giorgio Celi allergologo Aaiito afferente al Asst di Mantova spiega che "circa il 40% dei soggetti con allergia a crostacei manifesta sintomi anche con assunzione di molluschi come mitili, cefalopodi (polpo e seppia) e gasteropodi (lumache), quindi più della metà dei pazienti allergici ai crostacei può assumere tranquillamente molluschi e questi sono spesso pazienti non reattivi alla tropomiosina".
In genere, l’allergia al pesce è rara, ma va inquadrata in maniera corretta per evitare diete di eliminazione inappropriate.
Come spiega Gaia Deleonardi, allergologa Aaiito del Settore Allergologia e Autoimmunità LUM, AUSL Bologna, "le persone allergiche al pesce sono molto raramente sensibilizzate verso gli altri prodotti ittici come i crostacei e non tutti i pazienti devono evitare tutte le specie di pesce, in quanto esistono soggetti sensibilizzati solo a poche specie o monosensibilizzati ed è pertanto importante inquadrarli correttamente per evitare inutili diete".
Infine, l'allergia primaria all'arachide è una delle principali allergie alimentari nei paesi anglosassoni e nei paesi dell'Europa settentrionale, esordisce in genere nei bambini, può essere responsabile di reazioni gravi e spesso persiste nell'età adulta. In Italia l'allergia primaria all'arachide, legata alla sensibilizzazione a proteine di deposito, è rara, si sviluppa in età pediatrica ed è più frequente nelle regioni del nord rispetto a quelle del centro-sud. I pazienti italiani allergici all'arachide più spesso sono sensibilizzati a panallergeni, presenti in molti cibi di origine vegetale e potenzialmente responsabili di reazioni severe, o panallergeni pollinici a cui il paziente si sensibilizza attraverso i pollini che nella maggior parte dei casi causano una sindrome orale allergica (sintomi limitati al cavo orale) solo con l'alimento consumato crudo.
Baoran Yang, allergologa AAIITO presso il ASST Mantova, fa riferimento ai trattamenti spiegando che "la terapia si basa sulla dieta di esclusione e sulla terapia d'emergenza con adrenalina autoiniettabile nei pazienti con reazioni gravi. Esiste anche la possibilità di prevenire reazioni gravi secondarie all'ingestione occasionale di tracce di allergene con la desensibilizzazione, ossia la somministrazione controllata di quantità crescenti di allergene. Tale terapia è eseguita in centri specializzati e permette di migliorare la qualità di vita dei pazienti".

 

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Autore

Sperelli

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