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Il microbiota endometriale in salute favorisce il successo riproduttivo

Martedì, 09 Luglio 2019

Endometriome: un test semplice e veloce fornisce informazioni sull’ambiente microbico intrauterino

 

 

In passato si riteneva che l'endometrio, ovvero la mucosa che riveste la superficie interna dell'utero, fosse privo di batteri, mentre oggi sappiamo che anche questo è normalmente colonizzato da innumerevoli specie batteriche, come accade per la vagina, la bocca, la pelle e l’intestino, sia pure con concentrazioni batteriche ben diverse. Solo se le popolazioni batteriche stanno in equilibrio, l’ecosistema rimane in salute. Nel caso in cui insorga uno squilibrio o disbiosi (proliferare di batteri patogeni), il microbiota endometriale alterato può favorire l’insorgenza di infiammazioni e potenzialmente sfavorire l'impianto di una gravidanza, minacciando il successo riproduttivo anche in età fertile.  I principali batteri patogeni che possono proliferare nell’ambiente intrauterino sono: gardnerella, clamydia, micoplasmi, ureoplasmi, neissseria (gonorrea), streptococchi, stafilococchi, enterococchi.

 

Non è facile stabilire quali fattori influenzino il microbiota intrauterino. Data la stretta contiguità con quello vaginale è certamente importante mantenere in equilibrio l’ecosistema vaginale.Un'infezione clinicamente evidente è l'endometrite acuta secondaria ad interventi chirurgici nell'utero che possano contaminare l’ambiente intrauterino dall’esterno (raschiamenti, parti , inserimento della spirale). Tuttavia anche uno squilibrio batterico endometriale non eclatante, ma persistente, può facilitare l’insorgenza di un’infiammazione chiamata endometrite cronica. Non presenta sintomi evidenti e spesso è difficile da rilevare anche con gli esami clinici, ma se trascurata può creare un ecosistema inospitale per l’impianto di un embrione e talvolta provocare la chiusura delle tube.  La letteratura evidenzia una correlazione importante di questa patologia sia con insuccessi riproduttivi che con aborti ricorrenti.

 

(Dott Mario Fadin direttore sanitario Centro Medico Sempione Milano)

Oggi esiste un test pratico e veloce che fornisce informazioni sull’ambiente microbico intrauterino, ovvero sulla percentuale di lactobacilli (batteri che vanno bene per la salute delle mucose) e quella di batteri patogeni, anche trasmessi sessualmente. Come funziona il test? Come si esegue? Ne abbiamo parlato con il dottor Mario Fadin Ginecologo e direttore del Centro Medico Sempione di Milano.  "Il test Endometriome si esegue in regime di prestazione ambulatoriale- spiega il dottor Fadin- e comporta l’inserimento di un sottile strumento nella cavità uterina per il prelievo  di tessuto o di liquido se presente. Si tratta di una piccola biopsia, che per la donna è come fare un Pap Test con solo un piccolo fastidio in più, ma che permette di esaminare il Dna dei batteri. Tramite la genetica molecolare in una decina di giorni possiamo stabilire quali ceppi batterici sono presenti e in quale percentuale. Normalmente i lattobacilli (batteri buoni) superano il 90%: se il loro numero scende vuol dire che siamo di fronte ad una disbiosi e allora verrà impostata la terapia antibiotica consigliata per combattere l’agente patogeno individuato, seguita dalla somministrazione di probiotici vaginali.” Il costo del test è pari a 290 euro.

  

In quali casi è indicato eseguire questo test?

 

Il test Endometriome rappresenta un’ importante novità- sottolinea il dottor Fadin- sia sul fronte della prevenzione della salute della donna che per quei casi di sterilià o poliabortività senza causa apparente, che costituiscono quasi la metà di queste problematiche. Solo l'esperienza ci dirà quanto la cura della disbiosi del microbiota endometriale potrà favorire il successo riproduttivo di questi casi inspiegati.”

 

Sul fronte prevenzione quali consigli dare alle donne in vista di una futura gravidanza?

 

La migliore prevenzione parte dal preservare il microbiota vaginale: curare prontamente le infiammazioni vaginali sintomatiche, limitare l’uso abituale di assorbenti interni, evitare le lavande interne, usare il profilattico, valutare con attenzione l’uso della spirale.”

 

 

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