Nobel per la medicina per lo studio dell’evoluzione umana

Martedì, 04 Ottobre 2022

È stato assegnato al biologo svedese Svante Pääbo il premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2022 “per le sue scoperte sui genomi degli ominidi estinti e l’evoluzione umana”. Pääbo, in particolare, è stato premiato per essere riuscito a sequenziare il genoma del Neanderthal, parente estinto degli esseri umani di oggi. L’Assemblea del Nobel al Karolinska Institutet di Stoccolma, che gli ha assegnato il premio trasmesso in diretta via Internet e social network, ha anche annunciato una sensazionale rivelazione dello stesso Pääbo: la scoperta di un ominide precedentemente sconosciuto, Denisova. Il riconoscimento anche per quest’anno è pari a 10 milioni di corone svedesi, al cambio odierno circa 917mila euro.


Al biologo svedese si deve anche la nascita della paleogenomica, una disciplina scientifica completamente nuova che ha permesso di raccontare da dove veniamo, analizzando il genoma dei nostri antenati più remoti.
“L’origine dell’uomo e l’evoluzione umana è una delle grandi sfide della scienza, fino a tempi recenti affrontata analizzando ossa e denti fossili o i manufatti del Paleolitico. Svante Pääbo – ricorda l’Accademia dei Lincei – ha inaugurato un approccio genetico alla paleoantropologia, estraendo e analizzando il Dna dai resti fossili, estendendone il campo disciplinare alla paleogenetica. Superando incredibili difficoltà tecniche, Pääbo ha coordinato una serie di studi che consentono di comprendere oggi l’evoluzione umana in modo molto più completo, producendo una vera e propria rivoluzione in questo campo”.
La scoperta dell’ominide Denisova origina con una migrazione. Pääbo infatti ha capito che il trasferimento genico era avvenuto da questi ominidi ora estinti all’Homo sapiens in seguito alla migrazione dall’Africa circa 70mila anni fa. Questo antico flusso di geni agli esseri umani di oggi ha rilevanza fisiologica nella contemporaneità, influenzando ad esempio il modo in cui il nostro sistema immunitario reagisce alle infezioni. E proprio le sue scoperte, che rivelano le differenze genetiche che distinguono tutti gli esseri umani viventi dagli ominidi estinti, forniscono la base per esplorare ciò che ci rende unicamente umani.
“L’istituto Max Planck for Evolutionary Anthropology di Lipsia, da lui diretto, è diventato il centro di ricerca leader per questi studi. La sequenza del Dna genomico dell’uomo di Neanderthal, da lui analizzata, ha rivelato che i nostri progenitori ‘sapiens’ si sono incrociati con i Neanderthal, il cui Dna è oggi presente nel genoma delle popolazioni di tutto il pianeta, con l’esclusione di alcune aree dell’Africa – prosegue la nota – Più recentemente, il Dna isolato da un piccolo frammento osseo rinvenuto in una grotta dei Monti Altai ha rivelato l’esistenza di una varietà umana precedentemente ignota, i Denisovani, anch’essi incrociati con H. sapiens”.

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