Perché tanti morti in Italia? Dipende anche dalle interazioni sociali

Lunedì, 23 Marzo 2020

Il tasso di letalità di Covid-19 più elevato al momento è purtroppo quello italiano. A determinare l’inquietante 9,2% attuale concorrono diversi fattori, ad esempio la molto probabile esistenza di una larga fascia di popolazione colpita ma che attraversa l’infezione senza particolari problemi, rimanendo così ignota alle statistiche ufficiali. C’è poi il tema dell’estrema longevità degli anziani italiani, tra i primi al mondo in questa speciale classifica. Viviamo di più, ma in tal modo siamo anche più fragili nei confronti delle malattie.


Uno studio inglese ha messo sul piatto un altro fattore, quello rappresentato dalle interazioni sociali. A differenza di altri paesi, ad esempio la Corea del Sud, dove il tasso di letalità raggiunge a malapena l’1%, in Italia gli anziani spesso si prendono cura dei nipoti e hanno pertanto contatti frequenti con i propri figli e con i rispettivi nuclei familiari. Lo studio, realizzato da Jennifer Beam Dowd dell’Università di Oxford, è in attesa di revisione paritaria prima della pubblicazione.
«Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istituto nazionale di statistica italiano – si legge nel documento -, l’iterazione giovani-anziani in Italia riguarda oltre la metà della popolazione nelle regioni settentrionali. Queste interazioni intergenerazionali, la co-residenza e i modelli di pendolarismo potrebbero aver accelerato l’epidemia in Italia. Le differenti età, insieme alla diagnosi precoce e alla gestione dell’emergenza, spiegano probabilmente anche il basso numero di vittime in Corea del Sud e Singapore rispetto all’Italia».
La medesima conclusione cui è arrivata la ricerca dell’Università di Bonn realizzata da Christian Bayer e Moritz Kuhn: «Supponiamo che nel paese A quasi tutte le interazioni avvengano all’interno di un solo gruppo di persone: vale a dire che le persone in età lavorativa si ritrovano tra di loro e gli anziani fanno lo stesso con i coetanei. Nel paese B l’interazione avviene tra generazioni: giovani e anziani vivono insieme e interagiscono, ad esempio, con la cura dei nipoti o dei giovani lavoratori che vivono ancora con mamma in quanto non possono permettersi di vivere da soli», scrivono i due autori. Bayer e Kuhn hanno preso i dati del World Value Survey, calcolando la percentuale di persone fra i 30 e i 49 anni che vivono con i loro genitori per ogni paese. «Quello che sembra è che la struttura delle interazioni sociali è importante e che il distanziamento sociale deve riguardare in particolare gli anziani», spiegano gli autori tedeschi.
Questo effetto, sostiene lo studio, andrà scemando via via che il virus si diffonderà fra la popolazione, ma sarebbe importante che altri paesi con relazioni sociali simili a quelle italiane – ad esempio Serbia, Polonia, Croazia, Slovenia – intervengano d’anticipo per ridurre il pericolo di un’epidemia incontrollata.

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Autore

Sperelli

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