Covid, virus assente negli ovociti di due donne positive

Martedì, 13 Ottobre 2020

A partire da dicembre dello scorso anno – mese in cui si è registrato il primo caso di contagio da COVID-19 – è risultato evidente come questo virus sia in grado di colpire diversi tessuti e organi del nostro organismo. Per questa ragione, la principale preoccupazione per i medici specialisti in PMA è stata da subito la possibilità di trasmissione verticale del virus da madre a feto, attraverso gameti e embrioni. I numerosi studi effettuati su questo argomento sono stati basati sull’analisi di come il virus avrebbe potuto infettare l’apparato riproduttivo sfruttando recettori presenti nello stesso, ma presentano il grande limite di essere stati condotti esclusivamente su pazienti sane.

 


Lo studio di Clinica Eugin, condotto su 16 ovociti di due donne asintomatiche che si sono sottoposte a stimolazione ovarica controllata e nel giorno del prelievo degli ovociti – a marzo 2020 – sono risultate positive all’infezione da COVID-19 mediante test PCR, sembra escludere la possibilità di trasmissione verticale, in quanto gli ovociti prelevati non sono risultati infetti.
Lo studio è stato condotto sugli ovuli di due donne che avevano contattato la clinica a fine febbraio 2020 per candidarsi come donatrici.
Lo screening delle donatrici candidatesi a febbraio 2020 è stato effettuato da Clinica Eugin, come da prassi, a marzo 2020, all’inizio del successivo ciclo mestruale. Le donatrici in questione sono state accettate, avendo superato il rigoroso screening clinico, genetico, psicologico e di anamnesi familiare condotto da Clinica Eugin. In quel momento Clinica Eugin, sebbene il Governo spagnolo non prevedesse l’obbligo di effettuare tamponi in assenza di sintomi, presupponendo una elevata incidenza del virus da SARS-CoV2 nella popolazione generale, ha deciso di sottoporre tutte le donatrici a test PCR il giorno del prelievo degli ovociti e di vitrificare gli ovociti prelevati in attesa dei risultati del test.
Nella seconda metà di marzo, due delle ventiquattro donatrici sono risultate positive al SARS-CoV2. I loro ovociti – 6 della prima e 10 della seconda donatrice - sono così stati inviati in laboratorio e analizzati insieme a un ovocita non maturo di una donna negativa al COVID-19 - incluso come controllo positivo per il recupero dell’RNA virale. Le analisi, condotte utilizzando un’innovativa tecnica che permette di identificare materiale virale a partire da quantità di campione molto piccole, hanno confermato la totale assenza di tracce del virus all’interno di tutti i 16 ovuli delle donne positive.
Lo studio condotto da Clinica Eugin suggerisce dunque che la trasmissione verticale potrebbe non avvenire attraverso gli ovociti di donne positive al COVID-19 durante un trattamento di PMA e che la manipolazione di questo materiale nei laboratori di embriologia clinica potrebbe non costituire un pericolo per gli operatori sanitari. Questa scoperta pionieristica a livello mondiale nel campo della Procreazione Medicalmente Assistita e della fertilità, apre la strada a ulteriori studi che potranno confermarne i risultati.

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Autore

Sperelli

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