Covid-19 e HIV: nessun collegamento terapeutico tra le due "pandemie gemelle”

Giovedì, 15 Ottobre 2020

L'emergenza sanitaria da COVID-19 ha avuto serie ed evidenti ripercussioni anche sul fronte della sanità pubblica e sulla battaglia contro altre malattie, specie quelle croniche. E, di conseguenza, anche sul fronte delle malattie sessualmente trasmissibili. Parlando dell'HIV, dagli USA e a livello globale, studi scientifici e sondaggi hanno dimostrato una riduzione significativa di accesso ai test, nonostante sia stato comunque mantenuto l'accesso ai servizi. Una situazione analoga, sebbene non esistano al momento studi specifici e dati ufficiali a riguardo, potrebbe avvenire in Italia.

 


"Non siamo ancora in grado di sapere se l’impatto della pandemia da COVID-19 abbia comportato conseguenze nell’assistenza alle persone con HIV - dichiara il Prof. Andrea Antinori, Direttore di Immunodeficienze Virali allo Spallanzani di Roma – Se fossero confermati i dati sulla riduzione dei test anche in Italia, va capito de questo fenomeno possa essere ricondotto alla riduzione degli spostamenti durante e successivo al lockdown, o se dipende da una effettiva riduzione di comportamenti a rischio, o ancora se da una difficoltà di accesso alle strutture, impegnate ad affrontare la battaglia della pandemia".
"L’esperienza internazionale, infatti, rivela un evidente calo di test effettuati, come dimostrato da dati americani e da una recente survey del WHO in 140 paesi. In Italia non disponiamo ancora di dati ufficiali sui test HIV in era COVID-19, anche se in sede di congresso ci saranno interessanti novità su questo argomento. Quello che possiamo dire è che c’è stata una continuità dei servizi erogati, sebbene con alcune restrizioni per quanto riguarda le attività ambulatoriali, limitate nella fase di lockdown alle attività essenziali non differibili. Anche oggi le prestazioni ambulatoriali alle persone con HIV devono adempiersi con tutte le norme di sicurezza al momento richieste, dalle distanze di sicurezza alla sanificazione, evitando il sovraffollamento degli ambulatori. Una notizia positiva, invece, riguarda i risultati della telemedicina, che si dimostra metodica sempre più implementata nel setting HIV, e anche gradita dai pazienti. Sono aumentati del 50%, infatti, le consultazioni online, grazie anche a piattaforme sempre più evolute, i cui servizi sono migliorati anche durante la pandemia stessa. Questi nuovi strumenti saranno indubbiamente validi anche al termine dell'attuale situazione d'emergenza, purché non si comprometta la qualità e la professionalità del servizio offerto".
Sul fronte delle terapie, due le osservazioni che gli specialisti di ICAR sottolineano. All'inizio della pandemia da COVID-19, infatti, si era discusso molto sulla possibilità che alcuni farmaci antiretrovirali potessero funzionare contro il coronavirus in questione, in special modo il Lopinavir/ritonavir e il darunavir/cobicistat. Ma i risultati degli studi, sin dai primi mesi della pandemia, hanno purtroppo dimostrato che gli inibitori delle proteasi di HIV non sono efficaci contro il COVID-19. In tal senso è importante che non vengano modificate le terapie anti-HIV nella speranza di potersi proteggere dall’altra infezione. È inoltre importante sottolineare che la malattia da COVID-19 non ha ripercussioni più gravi, come dimostra la quasi totalità degli studi internazionali finora effettuati, anche nei pazienti immunodepressi, in particolare per i pazienti sieropositivi. "Al momento non sono state rilevate - conclude il Prof. Antinori - conseguenze più gravi e decorsi diversi rispetto ai malati con COVID-19 non HIV".

 

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Autore

Eleonora

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