Coronavirus, le mutazioni non aumentano la trasmissibilità

Venerdì, 27 Novembre 2020

"Nessuna delle mutazioni attualmente documentate nel virus Sars-CoV-2 sembra aumentare la sua trasmissibilità nell'uomo".
A dare la buona notizia è uno studio dello University College di Londra pubblicato su Nature Communications. La ricerca è stata realizzata analizzando i genomi virali di 46.723 persone positive a Covid-19 in 99 paesi del mondo.


Le mutazioni emerse dall’analisi non hanno effetti sulla trasmissibilità del virus, neanche quella più nota e potenzialmente pericolosa: D614G.
"Le notizie sul fronte vaccini sembrano ottime", afferma Francois Balloux dell'Ucl Genetics Institute, autore principale del lavoro. È vero che il virus potrebbe acquisire mutazioni per cercare di sfuggire al sistema immunitario umano attivato dal vaccino, ma i ricercatori si dicono “fiduciosi di essere in grado di segnalarle prontamente permettendo se necessario di 'aggiornare' i vaccini”.
"Fortunatamente abbiamo scoperto che nessuna mutazione al momento acquisita da Sars-CoV-2 sta portando a una diffusione più rapida di Covid-19 - dichiara Lucy van Dorp dell'Ucl Genetics Institute, prima autrice della ricerca - ma dobbiamo rimanere vigili e continuare a monitorare le nuove mutazioni, in particolare quando i vaccini verranno introdotti”.
Sono oltre 12mila le mutazioni di Sars-CoV-2 identificate finora, 185 delle quali si sono ripresentate almeno 3 volte in modo indipendente durante la pandemia.
Per verificare se le mutazioni aumentavano la trasmissibilità del patogeno, gli studiosi hanno modellato l'albero evolutivo del nuovo coronavirus e hanno cercato di capire se una particolare mutazione stava diventando via via più comune all'interno di uno dei 'rami' dell'albero.
In sostanza, hanno cercato di capire se i virus che derivavano dalla prima mutazione fossero più numerosi di quelli provenienti dai ceppi originari. Non sono però emerse prove in tal merito.
"La maggior parte delle mutazioni comuni sembra essere stata indotta in Sars-CoV-2 dal sistema immunitario umano, piuttosto che essere il risultato dell'adattamento del virus al suo nuovo ospite".
La conclusione sembra in contrasto con quella di un’altra ricerca condotta dallo stesso team basata sull’analisi del passaggio di virus dall’uomo ai visoni di allevamento.
"Quando abbiamo analizzato i genomi dei virus provenienti dal visone - riferisce van Dorp - siamo infatti rimasti sorpresi nel vedere la stessa mutazione apparire più e più volte in diversi allevamenti, nonostante quelle stesse mutazioni fossero state osservate raramente negli esseri umani".
Secondo Balloux, "potremmo aver perso il periodo di adattamento precoce di Sars-CoV-2 agli esseri umani. Mutazioni cruciali per la trasmissibilità nell'uomo potrebbero essere emerse prima, impedendoci di trovarle".

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Autore

Sperelli

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