Covid, il ruolo dei superdiffusori

Mercoledì, 13 Gennaio 2021

Molto più comuni del previsto i casi in cui a diffondere l’infezione da Sars-CoV-2 sono singoli soggetti, i famosi superdiffusori. Lo evidenzia un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team del Massachusetts Institute of Technology di Boston.


Felix Wong e James Collins, autori del lavoro, spiegano: «Abbiamo sviluppato un modello matematico di trasmissione di Covid-19 con cui abbiamo dimostrato che limitare le riunioni a 10 persone o meno potrebbe ridurre significativamente il numero di eventi di super diffusione e abbassare il numero complessivo di infezioni».
Il numero di riproduzione di base di Sars-CoV-2 è più o meno 3, cifra già di per sé molto elevata, ma i superdiffusori arrivano a contagiare in media altre 6 persone.
Sono stati individuati almeno 45 eventi di superdiffusione durante la pandemia da Sars-CoV-2 e 15 durante quella di Sars-CoV del 2003.
Nel corso di questi eventi sono state contagiate fra le 10 e le 55 persone, ma in due casi, nel 2003, sono stati contagiati oltre 100 soggetti.
Sono tanti i fattori che contribuiscono a rendere qualcuno un soggetto superdiffusore, in primis la carica virale, ma gli autori si sono concentrati soprattutto sul ruolo svolto dai contatti fra le persone. Hanno così scoperto che la trasmissione si interrompeva quando le persone con oltre 10 contatti venivano escluse dalla rete di connessioni.
«I risultati suggeriscono che prevenire eventi di superdiffusione potrebbe avere un impatto significativo sulla trasmissione complessiva di Covid-19, e che sarebbe opportuno limitare la possibilità di interagire con più di 10 persone alla volta», concludono gli esperti.

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Autore

Sperelli

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