Covid, ipotesi blu di metilene

Martedì, 26 Gennaio 2021

Un vecchio farmaco per la cura delle infezioni urinarie potrebbe rivelarsi utile in caso di Covid. Si tratta del blu di metilene, utilizzato anche per la malaria, la metaemoglobinemia e come antidoto per l’avvelenamento.


Giulio Scigliano, ricercatore della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta, e il fratello Giuseppe Augusto Scigliano, odontoiatra, hanno pubblicato su Science Direct i risultati di un lavoro effettuato sulla sostanza.
Lo studio ha coinvolto al momento solo pochi soggetti: "Proponiamo di testare il blu di metilene per contrastare la sindrome da distress respiratorio acuto correlato a Covid, in particolare suggeriamo di testarlo precocemente nelle infezioni da Covid per prevenire la reazione iperinfiammatoria responsabile delle gravi complicanze della malattia", scrivono i due.
"Alcuni pazienti - spiegano - sviluppano una polmonite interstiziale bilaterale che si trascina per diverse settimane per poi evolvere a guarigione con postumi permanenti più o meno gravi, ma in alcuni di questi le condizioni cliniche peggiorano rapidamente in modo drammatico, già in sesta-settima giornata, con la comparsa di insufficienza respiratoria e danno multi-organo, vale a dire cardiaco, epatico, renale, e cerebrale. È singolare il fatto che questo precipitare degli eventi si verifichi quando la carica virale è già diminuita considerevolmente. Come è possibile che man mano che il virus tende a scomparire i sintomi peggiorino anziché migliorare? Evidentemente sono entrati in gioco altri fattori".
"Si tratta - proseguono Giulio e Giuseppe Augusto Scigliano - di una reazione infiammatoria violenta, non proporzionata alla finalità di eliminazione del virus, sostenuta da quella che gli esperti in materia chiamano 'tempesta citochinica'. L’aumento incontrollato delle citochine pro-infiammatorie, non più bilanciato dalle citochine antinfiammatorie, può causare danno agli organi. Il tessuto più duramente colpito, oltre alle cellule degli alveoli polmonari, è l’endotelio vascolare, cioè il sottile strato di cellule che riveste la parete interna dei vasi. Quando è danneggiato si sviluppano coaguli che hanno una finalità riparativa, ma che spesso occludono il vaso (trombosi). Così al danno diretto provocato dal virus e dalle citochine si somma il danno ischemico provocato dai trombi a livello cardiaco, cerebrale".
I fratelli Scigliano sono critici riguardo all’approccio terapeutico utilizzato finora: "Non ha fornito i risultati sperati, oltre al problema non secondario dei costi elevati e dei frequenti e a volte gravi effetti collaterali. Gli antivirali (Remdesivir, per esempio), ammesso che funzionino, possono funzionare solo nelle prime fasi di malattia, quando la carica virale è elevata e il paziente sta relativamente bene perché non è ancora iniziata la fase infiammatoria, ma vengono invece somministrati a pazienti ospedalizzati, cioè già gravi, ed è troppo tardi. A nostra conoscenza, ma accettiamo volentieri il contraddittorio, esiste una sola sostanza capace di inibire efficacemente la produzione di radicali liberi e l’innesco della tempesta citochinica", scrivono riferendosi al blu di metilene, che non solo loro stanno indagando. "Recenti studi in provetta hanno inoltre dimostrato che il blu di metilene ha una potente azione antivirale, rendendolo idoneo a contrastare sia la fase virale che quella infiammatoria della malattia. È ben tollerato e provoca come unico effetto collaterale la reversibile colorazione bluastra delle urine. Presenta pochissime controindicazioni, può quindi essere utilizzato per infusione venosa nei pazienti-Covid in terapia intensiva. Se assunto per bocca ai primi sintomi di Covid-19, oltre all’azione antivirale, è probabilmente in grado di prevenire la reazione infiammatoria e ridurre questa malattia al rango di semplice influenza”.
Il prodotto può essere facilmente preparato dal farmacista al costo di 8 euro per paziente, ma una eventuale preparazione su vasta scala finirebbe col dimezzare il prezzo.

 

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Autore

Sperelli

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