Malattia di Lyme, un progetto per nuove terapie

Venerdì, 08 Ottobre 2021

La borreliosi di Lyme è una infezione trasmessa all'uomo dal morso di una zecca del genere Ixodes, e colpisce 230.000 persone l’anno, solo in Europa Occidentale. È oggi la malattia da vettore più diffusa in Nord America e in Europa. Si presenta frequentemente con un’iniziale eritema nella zona del morso, ma può avere un’escalation clinica e arrivare a colpire le articolazioni e perfino il sistema nervoso, provocando sintomi persistenti e debilitanti. L’infezione del batterio Borrelia, se non trattata in modo tempestivo e adeguato, può non rispondere alla terapia antibiotica ed essere di difficile gestione. Da questi presupposti nasce e prende il via all’IRCCS San Gallicano (ISG) il progetto BABEL “Analisi della produzione di biofilm e della tolleranza agli antibiotici in Borrelia burgdorferi sensu stricto e sensu lato”, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e l’Università di Lubiana. Lo studio, della durata di diciotto mesi, è finanziato dall’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni e si pone l’obiettivo di offrire nuovi ed efficaci percorsi di cura ai pazienti colpiti da Malattia di Lyme nelle forme più severe.

 

“La borreliosi di Lyme - evidenzia Aldo Morrone, Direttore Scientifico del San Gallicano - è in molti casi trattabile con terapia antibiotica. Tuttavia, la cronica persistenza, la frequente ricomparsa e la capacità di Borrelia di tollerare cicli multipli di antibiotici sono fortemente indicative di un germe produttore di biofilm”.
“Con il termine biofilm - spiega Fabrizio Ensoli, Direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia ISG - si intende un aggregato di microrganismi che aderiscono a una superficie, e sono protetti da una pellicola che essi stessi producono. I microrganismi, all’interno della matrice del biofilm, sono in grado di resistere meglio all’azione del sistema immunitario e ai trattamenti antimicrobici”.
“L’ambizioso obiettivo del progetto di ricerca - evidenzia Enea G. Di Domenico, Ricercatore ISG e responsabile dello studio - mira a valutare l’efficacia dei principali antibiotici, contro il microrganismo Borrelia in fase di biofilm, al fine di definire strategie e protocolli terapeutici mirati in termini di dose e durata del trattamento.
“La presenza di forme latenti di Borrelia in fase di biofilm – prosegue Di Domenico - spiega da un lato il basso tasso di rilevazione di questo batterio nel sangue dei pazienti e, dall’altro, la sua capacità di resistere a trattamenti antimicrobici prolungati”.

 

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