Un altro Capodanno in pandemia

Mercoledì, 29 Dicembre 2021

“Abbiamo sempre più bisogno di normalità e quindi tutto ciò che frena o rinvia questa normalità sarà sempre più oggetto di insofferenza. Il fatto che ci siano gruppi di persone non aderenti alla collettività genera il pericolo di ulteriori infezioni e varianti e aumenta anche il senso di pericolo percepito dalle persone”. Sono questi i sentimenti e i desideri che accompagnano la fine del 2021 degli italiani secondo Claudio Mencacci, psichiatra e direttore emerito del dipartimento di Salute mentale dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano.

 

“L’insofferenza - spiega lo psichiatra - da un lato è legata al perdurare di questa situazione, è una guerra di logoramento, dall’altra è rivolta a chi non è solidale né empatico, a chi fa prevalere le proprie scelte individuali (dettate da paure o da convinzioni psicopatologiche) danneggiando tutti. Siamo arrivati al limite della sopportazione per le scelte di una minoranza che attualmente pesano su quelle di tutte le altre persone. Chi non si è vaccinato in questo momento sta mettendo a repentaglio il bene percepito con maggiore intensità, la salute di tutti. Così è aumentata la diffidenza, perché sono sempre meno le persone che dichiarano la propria positività e per questo stiamo ricominciando ad avere paura. Quest’ultima comporta sempre due conseguenze possibili: il ritiro sociale, l’isolamento da una parte, la rabbia dall’altra”.
“I vaccini hanno consentito comunque di vivere oggi una condizione migliore di quella che avrebbe potuto essere, restano lo strumento che permette alle persone di avere una vita professionale e parzialmente sociale. Motivo in più per cui chi non si vaccina non compie una scelta di libertà, ma impone una decisione considerata sempre più inaccettabile”, conclude Mencacci.

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Autore

Sperelli

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