I vaccini pan-coronavirus per fermare tutte le varianti

Mercoledì, 09 Febbraio 2022

“Sappiamo che i vaccini a Rna sono efficaci, sicuri e sono stati utilissimi, ma abbiamo ancora il problema delle varianti e della protezione contro l’infezione che scende nel tempo. Era necessario esplorare altre vie, una di queste è creare antigeni, ovvero le proteine spike che diano una risposta più duratura e che coprano più varianti possibili. Queste ricerche sui vaccini pan-coronavirus arrivano per questo motivo”. A spiegare all’agenzia Dire il meccanismo di funzionamento dei vaccini pan-coronavirus in fase di sviluppo è Francesco Scaglione, farmacologo e direttore della struttura di analisi chimico cliniche e microbiologia dell’ospedale Niguarda di Milano. I vaccini pan-coronavirus in fase di sviluppo sono almeno due, quello del Walter Reed Institute, in fase avanzata, e quello del California Institute of Technology, ma vi sono anche altre novità, come illustra Scaglione.

 

“Con questi nuovi vaccini siamo noi a determinare la quantità di antigene, a differenza di quelli a Rna che invece si basano sulla sollecitazione alla produzione di antigene da parte del nostro organismo, una produzione però che può essere limitata e quindi insufficiente a far fronte all’infezione da Covid – osserva Scaglione – A questo punto, con questi nuovi vaccini, tutte le perplessità dei no vax crolleranno – fa notare il farmacologo – perché con i vaccini a Rna messaggero iniettiamo l’acido nucleico che induce la produzione della proteina spike, ovvero l’antigene, che ci serve a produrre anticorpi. Invece questi in fase di sviluppo sono vaccini proteici che funzionano in modo tradizionale e agiscono anche con tecnologie maggiormente innovative, ovvero il ruolo delle nanoparticelle, come la ferritina per esempio, che svolgono il ruolo di trasportatori di spike, molta spike per la precisione, ovvero quella determinata quantità di antigene che ci serve: le 24 mutazioni della proteina spike contenuta nel virus Sars-Cov-2, per esempio”.
“C’è anche un altro meccanismo – prosegue il primario del Niguarda – ed è quello che si sta utilizzando per il vaccino spagnolo Hipra: si tratta di produrre una spike con più siti di attacco degli anticorpi, ovvero creare una sequenza dell’antigene che include tutte le varianti, in grado quindi di coprire tutte le possibili varianti, anche quelle future. Noi del Niguarda saremmo gli unici in Italia a sperimentare il farmaco dell’azienda spagnola Hipra. Questo è altrettanto un vaccino tradizionale con adiuvanti e basato sulla proteina ricombinante, lo stesso meccanismo alla base del vaccino Novavax”.
Questi vaccini allo studio, i due americani e quello spagnolo, non risolvono definitivamente il problema delle varianti “ma le loro chance sono maggiori – spiega Scaglione – la spike che in essi viene sintetizzata ha più epitopi, ovvero tutte le mutazioni possibili connesse alle varianti che ad oggi conosciamo. Non possiamo prevedere tutte le mutazioni che arriveranno ma possiamo inserire tutte le varianti possibili – esemplifica Scaglione -, i vaccini a Rna sono stati vaccini più semplici da fare rispetto a questi con base proteica”.
“In ogni caso il vaccino più avanti nella fase di sviluppo è quello di Hipra, che mira al booster e che quindi sta facendo una sperimentazione in Europa su persone che hanno già due dosi. Gli altri due vaccini devono condurre i trial su persone non vaccinate o che non hanno avuto il Covid. Per tutti e tre i prototipi, già nel 2022 potremmo averli – annuncia il primario – Per il trial con Hipra, presso il Niguarda, dovremmo arruolare 200-300 persone, altre centinaia di persone sono arruolate tra Spagna e Portogallo, per arrivare ad almeno 2000-3000 soggetti, per concludere il trial entro l’anno. Gli obiettivi del trial sono: vedere la risposta booster e verificarne la durata rispetto alle varianti. Ricordo che Hipra non basa il suo funzionamento sulla nanoparticella – rimarca l’esperto -, è un vaccino tradizionale adiuvato, più o meno simile a quello di Novavax ma cambiano gli adiuvanti e la proteina sintetizzata. Il concetto però è lo stesso”.
Dovevamo già averlo Novavax, ma lo aspettiamo ancora: perché dovremmo pensare che questi vaccini abbiano più successo? “È una bella domanda”, risponde Scaglione, che però, da principal investigator del trial di Hipra presso il Niguarda aggiunge: “Ci sono aziende che hanno sempre fatto vaccini e aziende che invece, a fronte di un lavoro molto ben fatto sull’ideazione di nuovi farmaci, si scontrano con le difficoltà produttive di un vaccino”. Hipra si occupa da sempre di vaccini, in ambito veterinario soprattutto, e avrà vita più semplice per i suoi trial perché dovrà trovare persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino, a differenza di altre aziende che devono testarlo su persone che non sono guarite né immunizzate.

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Autore

Sperelli

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