Covid, sale il rischio di reinfezione

Martedì, 22 Marzo 2022

Di nuovo in salita la curva dei contagi da Covid, che colpiscono ora in maniera abbastanza frequente anche le persone già infettate e guarite. La percentuale di reinfezione è infatti del 3,2%, stabile a questi livelli dal 6 dicembre, il parametro di riferimento per la diffusione della variante Omicron.

 


Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, evidenzia all'Adnkronos Salute che «è molto probabile, parliamo di dati osservazionali che andranno confermati dall'Istituto superiore di sanità, che la protezione data dal vaccino possa scendere al 20% con Omicron 2, anche dopo la terza dose. Questo ci potrebbe anche spiegare il perché di tante reinfezioni che osserviamo, dopo il booster o anche dopo aver fatto la malattia».
Le reinfezioni colpiscono soprattutto soggetti con diagnosi di Covid notificata da oltre 210 giorni, soggetti non vaccinati o vaccinati da oltre 120 giorni, donne e giovani.
«Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d'età superiore ai 60 anni», scrive l'Iss nel suo rapporto. In totale, riferisce l'Iss, dal 24 agosto 2021 al 16 marzo 2022 sono stati segnalati 264.634 casi di reinfezione, pari al 3% del totale dei casi notificati.
L’aumento è dovuto in particolare alla diffusione di sottovarianti di Omicron, fra cui BA.2, la più contagiosa.
«Ciascuna variante ha potenzialmente dentro di sé una capacità di infettare differente che può essere maggiore o minore - spiega sul 'Corriere della Sera' Mario Clerici, immunologo dell'Università Statale di Milano - Il punto è che ciascuna variante cerca di eludere gli anticorpi e molti si stanno contagiando con Omicron pur essendo vaccinati, perché tutti i vaccini in uso si basano sul virus di Wuhan che circolava due anni fa in Cina».
Un altro elemento da considerare è la quantità di anticorpi che le varianti fanno produrre all’organismo. Uno studio apparso su Cell dimostra che le reinfezioni di Omicron inducono una risposta anticorpale minore di un decimo rispetto a quanto faceva Delta e minore di un terzo di quanto faccia un booster di un vaccino. I ricercatori spiegano che questo significherebbe «una protezione ridotta contro la reinfezione o l'infezione da varianti future». Chi si infetta con Omicron, quindi, è
in genere meno protetto da futuri contagi. «Predire da questi dati che Omicron conferisca una protezione minore nei confronti di eventuali varianti e infezioni è difficile - osserva comunque Clerici – È impossibile dire come saranno le prossime varianti e sono numeri che derivano da studi in vitro poco applicabili alla realtà».

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