Vaiolo delle scimmie, no al vaccino per le donne in gravidanza

Giovedì, 18 Agosto 2022

Hanno ormai preso in via in diverse Regioni italiane le prime vaccinazioni contro il vaiolo delle scimmie, infezione virale causata dal monkeypox virus e dichiarata lo scorso 23 luglio un’emergenza di salute pubblica internazionale dall’Oms. In Italia, stando all’ultimo bollettino rilasciato lo scorso martedì, sono 599 i casi confermati e sono in netta prevalenza gli uomini: 590 contro 9 donne. Come si spiega questa disparità?


“Attualmente la nostra esperienza è ancora in via di formazione sia rispetto a eventuali differenze di sesso nel rischio di contrarre la malattia sia sulla severità della malattia”, ha risposto alla Dire Ignazio Grattagliano, medico di medicina generale e coordinatore delle Attività anti Covid e dell’Area Patologie non differibili della Simg- Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.
Quello che sembra certo, per ora, è che “gli uomini sono maggiormente interessati”, visto che particolarmente a rischio sembrano essere “i contatti ravvicinati di tipo sessuale fra uomo e uomo”. Le donne, pertanto, rischiano di contrarre il virus nel caso vengano in contatto con un soggetto già infetto e in particolare nel caso di un “contatto ravvicinato con uomo infetto che abbia vescicole in fase attiva e infettanti. In questo caso, per contatto ‘ravvicinato’ non si deve intendere solo quello sessuale, ma anche, ad esempio, quello con il vestiario”, ha proseguito Grattagliano.
Aumentano, quindi, le probabilità di contrarre il virus tra le donne che svolgono un’attività lavorativa in ambito sessuale, perché “aumentano le probabilità di venire in contatto, anche con rapporti sessuali, con uomini infetti”.
Come premesso dal professor Grattagliano, è ancora presto per stabilire se l’infezione contratta da una donna sia più o meno grave rispetto a quella contratta da un uomo. Quel che è certo è che le donne in gravidanza devono prestare la massima attenzione: “Non abbiamo ancora dati sufficienti per stabilire la gravità, per la donna, di un’infezione contratta in fase di gravidanza, ma sicuramente - ha avvisato - è pericoloso per il nascituro, tanto che si consiglia il parto cesareo“.
La prudenza è d’obbligo, anche perché “non abbiamo dati a sufficienza nemmeno per stabilire se un eventuale trattamento con antivirali sia sicuro e anche il vaccino non è consigliato per le donne in gravidanza“. C’è poi la questione dell’allattamento, “sconsigliato per la donna infetta perché le vescicole cutanee possono essere fonte di infezioni”, ha concluso Grattagliano.

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