Vaiolo delle scimmie, morto un italiano a Cuba

Martedì, 02 Agosto 2022

Il rapporto dell'autopsia eseguita all'Istituto di medicina legale «ha mostrato la sepsi dovuta a broncopolmonite causata da un germe non specificato e danni multipli d'organo come causa della morte».

 

“La notizia di ieri del primo decesso tra i casi italiani di vaiolo delle scimmie, un nostro connazionale deceduto a Cuba, non deve allarmare la popolazione. Salvo casi eccezionali, la malattia decorre in modo benigno, senza complicanze gravi, con la guarigione che sopraggiunge dopo 2-3 settimane”. Lo afferma in una nota il direttore generale dell’Istituto nazionale per le malattie infettive di Roma, ‘Lazzaro Spallanzani’, Francesco Vaia.
Nel testo è scritto che “a fronte di oltre 42.000 casi notificati in paesi non-endemici, quindi al di fuori dell’Africa centrale e occidentale, i decessi sono stati solo 5, pari a una letalità di 1,2 su 10.000. La malattia interessa oggi solo dei gruppi di popolazione, e abbiamo un vaccino, che è il vaccino antivaioloso di terza generazione (Mva-Bn), che ha una elevata capacità di protezione (almeno 85%) dalla malattia”.
“Allo Spallanzani, Centro di Vaccinazione della Regione Lazio, abbiamo già vaccinato più di 500 persone a rischio di contagio di vaiolo delle scimmie e molti altri verranno vaccinati nelle prossime settimane. Sempre nel nostro Istituto- prosegue il documento- stiamo conducendo studi sulla memoria immunologica delle persone a suo tempo vaccinate contro il vaiolo. I dati preliminari indicano che oltre il 90% delle persone che erano state vaccinate oltre 40 anni fa per il vaiolo, hanno anticorpi che reagiscono con il virus del vaiolo delle scimmie, talora anche in quantità elevata”.
“Questi dati dimostrano che il vaccino antivaioloso è in grado di stimolare una risposta immunitaria forte e duratura, anche a distanza di molti anni. Questa risposta nelle persone a rischio per il vaiolo delle scimmie può essere richiamata facilmente anche con una singola dose di vaccino. Chi non ha ricevuto la vaccinazione in passato, ed ha comportamenti che lo espongono a rischio di contagio, deve invece effettuare due dosi di vaccino, a distanza di 28 giorni”, conclude la nota.
“Si conferma che la vaccinazione, in questo caso solo su popolazione a rischio e non sul totale della popolazione – afferma infine Vaia - rappresenta ancora una volta uno strumento altamente efficace e di protezione duratura per contrastare questa nuova malattia”.

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Autore

Sperelli

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