I nostri occhi non sono nati per gli schermi

Mercoledì, 19 Giugno 2019

La rivoluzione tecnologica ha cambiato drasticamente stili di vita e abitudini visive.
Ogni giorno i nostri occhi rispondono a migliaia di stimoli digitali. Secondo una ricerca condotta da Captain Cook Reaserch per conto di Hoya - azienda giapponese di primo piano nel settore delle lenti da vista - ogni giorno tra utilizzo di smartphone, computer, tablet, tv e altri dispositivi, la maggior parte delle persone trascorre in media 8-10 ore (con picchi fino a 15 ore) guardando schermi a distanza ravvicinata (il 33% da 3 a 5 ore, il 32% da 6 a 9 ore e il 28% oltre le 10 ore).

 

La prolungata esposizione agli schermi digitali è accentuata dalla pratica sempre più diffusa di utilizzare contemporaneamente più dispositivi: smartphone e portatile (64%), smartphone e pc (56%), smartphone e tablet (50%).
Una consuetudine che, tra continue messe a fuoco e cambi di intensità della luce, richiede costanti e rapidi adattamenti visivi, causando il cosiddetto “stress accomodativo”.
L’utilizzo di tali dispositivi, comporta la fruizione ad una distanza di visione ravvicinata (mediamente tra i 20 e i 40 cm) e la concentrazione su immagini e testi in movimento e di ridotte dimensioni: uno sforzo visivo che attiva continuamente il sistema accomodativo dei nostri occhi, con una incessante richiesta di rimbalzo della messa a fuoco.
Infatti, nell’arco di un’ora una persona adulta impegnata nell’utilizzo di dispositivi digitali cambia il punto di messa a fuoco in media 333 volte (con un picco di 745 volte per alcuni soggetti) e - in media - nessuna singola messa a fuoco dura più di 6 minuti su uno stesso monitor (tv esclusa).
Le implicazioni di questi comportamenti visivi, in crescita esponenziale nel corso degli ultimi dieci anni, si manifestano con sintomi diversi, tra i quali questi cinque sono i più frequenti:

- irritazione degli occhi per la visione prolungata di schermi retroilluminati
- secchezza oculare causata dalla scarsa lubrificazione dovuta al ridotto ammiccamento
- visione offuscata a intermittenza dovuta all’eccessiva luminosità dei supporti
- mal di testa per stanchezza anche dopo sole due ore di utilizzo.
- dolori posturali in più parti del corpo

Infine, a generare ulteriore attenzione circa la necessità di proteggere in modo efficace i nostri occhi dalla “visione multi-device” è l’allarme diffuso che stima che nei prossimi 50 anni la digitalizzazione contribuirà sensibilmente ad un aumento generalizzato della miopia nella popolazione mondiale. Infatti, l’insorgenza e sviluppo di tale disturbo visivo è multifattoriale: dipende non soltanto da fattori genetici, ma anche da altre possibili cause, tra cui si annovera anche l’intensiva visione a distanze ravvicinate.
Per rispondere alle moderne esigenze di un uso sempre più intensivo dei dispositivi digitali e ridurne l’impatto sui nostri occhi, nasce Sync, la nuova linea di lenti monofocali evolute a supporto accomodativo.
Frutto di ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, supportati da approfondite indagini scientifiche sul comportamento umano, la linea Sync di Hoya nasce con l’obiettivo di prevenire o ridurre i disturbi di affaticamento visivo migliorando il comfort degli occhi durante l’utilizzo di device digitali a distanza ravvicinata.
Le lenti Sync consentono una visione ottimale da lontano e presentano, in particolare, una “zona potenziata” nella parte inferiore della lente, ottimizzata per la visione da vicino. Una soluzione che favorisce il rilassamento dei muscoli oculari e consente una più facile messa a fuoco alleviando lo stress degli occhi in occasione di attività prolungate su schermi digitali.

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Autore

Sperelli

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