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Disbiosi intestinale

Lunedì, 18 Aprile 2022

 

 

La prima misura da adottare è il cambiamento delle abitudini alimentari ma una risorsa molto preziosa arriva dall’ozono.

 

L’esperta spiega perché

Ozono, dieta e stile di vita:

cosa fare in caso di Disbiosi intestinale

Cattiva digestione, gonfiore, stitichezza alternata a dissenteria, disturbi del sonno, sono solo alcuni dei campanelli di allarme che dovrebbero far correre ai ripari. «La disbiosi intestinale è definita come un insieme di sintomi e disturbi funzionali gastro-enterici - interviene la dottoressa Rosjana Pica, Biologa Nutrizionista e ricercatrice biosanitaria-. Si tratta di una condizione purtroppo assai diffusa: a causa di un'eccedenza di batteri patogeni, si rompe l'equilibrio dell'ecosistema microbico intestinale e da lì insorgono questi classici disturbi, che poi possono evolvere coinvolgendo organi e apparati distanti dal colon. Per questo il problema va affrontato il prima possibile».


Tante le cause: una dieta squilibrata, quindi carente di fibre contenute in frutta e verdura, magari unita a un abuso di alcol, carne e zuccheri; il ricorso eccessivo a farmaci, soprattutto antibiotici, che eliminano senza distinzione i batteri del microbiota intestinale, e lassativi che impediscono all'organismo di ottenere il giusto assorbimento di nutrienti. E poi, lo stile di vita: un alterato ritmo sonno-veglia, eccessive dosi di stress, poca attività fisica. In breve, tutte le “strade” in cui corrono affaticamento e nervosismo, possono portare alla disbiosi intestinale.


Per il mantenimento della salute il ruolo chiave dell’equilibrio tra le diverse popolazioni batteriche che colonizzano l’intestino, ovvero del microbiota intestinale, è noto da tempo, in quanto alcune specie producono sostanze utili al benessere, come vitamine e composti con attività antinfiammatoria e antiossidante, altre sintetizzano sostanze che possono al contrario favorire l’infiammazione e alterare i processi metabolici.

 

«La prima misura da adottare per riequilibrare la flora intestinale è il cambiamento delle abitudini alimentari, che dovrebbe andare di pari passo con l'assunzione dei probiotici, meglio conosciuti con il termine di "fermenti lattici", che comprendono quella specie di habitat intestinale che protegge e promuove il processo digestivo, ma anche dall’ossigeno-ozonoterapia arriva un aiuto prezioso per contrastare la disbiosi intestinale» spiega la dottoressa Pica.

 

Cosa è la disbiosi intestinale, quali sono le conseguenze per la salute, quali sono le malattie associate e i trattamenti utilizzati


«L'ozonoterapia, effettuata mediante insufflazione rettale e acqua iperozonizzata da bere, infatti aiuta in caso di disbiosi intestinale in quanto l’ozono aggiunto all’acqua reagisce con le molecole presenti, arricchendola di ossigeno. È grazie all’elevata concentrazione di ossigeno che l’acqua acquista proprietà antiossidanti, antisettiche e immunostimolanti, diventando utile nel migliorare la digestione e nel proteggere il sistema gastro-intestinale. Il risultato è che migliora la funzionalità del colon, si riabilita la capacità peristaltica intestinale e si restituisce all'intestino il suo ruolo di difesa contro batteri e virus».

 

Ma come si usa l’acqua ozonizzata? «Seguendo determinati protocolli, si fa gorgogliare l'ozono in acqua, tramite un dispositivo elettromedicale certificato, così si ottiene un'acqua con ozono disciolto. Poi si può procedere mediante insufflazione rettale oppure come acqua da bere, a seconda delle disposizioni del medico» chiarisce la dottoressa Pica. «L'acqua ozonizzata è ben tollerata da parte dei pazienti e non presenta effetti collaterali, né a breve né a lungo termine. Viene comunemente usata per le ulcere della pelle, in odontoiatria nelle piorree e per l'igiene boccale oltre che per numerose patologie gastriche come le gastriti batteriche causate da Helicobacter pylori. È stata dimostrata in letteratura la sua validità terapeutica in diversi campi e non fa eccezione quello della disbiosi intestinale» conclude l’esperta.

 

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