Staminali contro il coronavirus

Giovedì, 28 Gennaio 2021

Immancabile arriva l’ipotesi di utilizzo delle cellule staminali anche per combattere l’infezione da nuovo coronavirus. Lo studio parte da Modena e prevede l’uso di cellule stromali mesenchimali (Msc), un tipo di staminali in grado di produrre fattori antinfiammatori che "sembrano contrastare il meccanismo alla base del danno d’organo indotto dal virus", spiegano i promotori del progetto, "primo al mondo a confrontare fonti di Msc diverse all'interno di un'unica sperimentazione controllata: cordone ombelicale, tessuto adiposo e midollo osseo".

 

Lo studio, ribattezzato Rescat, partirà fra pochi giorni e coinvolgerà diversi centri italiani coordinati dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena e dall’Università di Modena e Reggio Emilia.
La terapia sperimentale prevede due infusioni endovenose di Msc allogeni a distanza di 5 giorni l’una dall’altra. Saranno 40 i pazienti trattati con altri 20 che formeranno il gruppo di controllo. I pazienti saranno scelti fra quelli affetti da polmonite severa da infezione da Sars-CoV-2 e ricoverati nelle Covid Unit dei centri coinvolti.
"L'innovazione - spiega Massimo Dominici, direttore della Struttura complessa di oncologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena e professore all'Università di Modena e Reggio Emilia - consiste anzitutto nel mettere in rete nello stesso protocollo più 'fabbriche di cellule' (laboratori autorizzati alla produzione di cellule per l'utilizzo nell'ambito di protocolli clinici sperimentali), che producono Msc autorizzate per l’impiego umano da fonti diverse. L'obiettivo dello studio, in quanto di fase I/IIa, consiste anzitutto nel verificare la fattibilità e la sicurezza del loro utilizzo per la polmonite da Sars-CoV-2".
Enrico Clini, direttore della Struttura complessa di malattie dell'apparato respiratorio dell'Aou di Modena e professore all'Unimore, commenta: "Non esiste ancora un trattamento farmacologico efficace per la cura dell'infezione e della polmonite da Covid-19. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati farmaci antivirali, anticoagulanti e/o antinfiammatori approvati dagli enti regolatori a seguito delle evidenze scientifiche, in aggiunta alla terapia di supporto respiratorio. Ma la letteratura ha dimostrato che le Msc possono essere in grado di agire nei confronti della sindrome da distress respiratorio, una delle conseguenze più letali dell'infezione da Sars-CoV-2".
Alcuni studi cinesi hanno già dimostrato l’assenza di reazioni allergiche, di infezioni secondarie e di eventi avversi in genere con l’infusione di queste staminali. È stato invece registrato un miglioramento dell’ossigenazione, il calo dei livelli di molecole infiammatorie e il miglioramento del quadro clinico e radiologico generale.
Rachele Ciccocioppo, del Dipartimento di medicina dell'Aou Integrata e docente di Gastroenterologia all'Università di Verona, spiega: "Basandoci sugli studi per altre patologie, ad oggi - precisa - possiamo affermare che l'aspettativa è quella di una riduzione dei tempi di degenza e di una diminuzione della dipendenza dall'ossigenazione e dal suo supporto. Un'altra ipotesi da verificare riguarderà il possibile effetto a lungo termine del danno causato dalla polmonite interstiziale, in particolare sulla fibrosi, e la conseguente insufficienza respiratoria".
I medici sperano soprattutto di riuscire a "contrastare la tempesta di citochine che compromette la funzione degli organi vitali", aggiunge Giovanna D'Amico, responsabile dell'Unità di immunologia e di terapia cellulare della Fondazione Centro di ricerca Tettamanti, struttura in cui da tempo si usano le "cellule stromali mesenchimali per contrastare la Graft versus Host Disease (GvHD), una complicanza che rende inefficace uno tra i più importanti strumenti nella cura delle leucemie, e che produciamo direttamente a partire dal midollo osseo".

Non sei iscritto, partecipa a Okmedicina!

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito

Chi è in linea