Nuove terapie per il medulloblastoma

Martedì, 28 Novembre 2023

I farmaci che agiscono sul metabolismo delle cellule tumorali - chiamati comunemente antimetaboliti - sono particolarmente attivi nel trattamento delle cellule tumorali resistenti alle terapie. Lo hanno scoperto i ricercatori del dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Università di Padova, autori dell’articolo pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica Communications.
“Qui, abbiamo creato e caratterizzato modelli resistenti alla chemioterapia di medulloblastoma, uno dei tumori cerebrali pediatrici più letali, per scoprire vulnerabilità individuabili associate al loro fenotipo resistente”, scrivono i ricercatori.

 


La resistenza alla chemioterapia è considerata una delle principali cause di recidiva tumorale e una delle sfide più impegnative che i medici devono affrontare nel corso delle cure dei pazienti oncologici. Ancora oggi i meccanismi molecolari che ne sostengono l’insorgenza sono ignoti e oggetto di ricerca. È un problema particolarmente rilevante per il medulloblastoma, un tumore cerebrale pediatrico ancora difficile da curare e spesso refrattario alla chemioterapia.
Allo scopo di identificare i meccanismi molecolari che permettono ad alcune cellule tumorali di resistere alla chemioterapia, il team dell’Università di Padova insieme a colleghi dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza hanno esposto ciclicamente cellule di medulloblastoma derivate dai pazienti alla stessa combinazione di farmaci comunemente utilizzata in clinica.
Grazie a questi esperimenti i ricercatori hanno mostrato che le cellule di medulloblastoma resistenti alla chemioterapia sono in grado di stravolgere completamente molteplici processi intracellulari. Le cellule tumorali contrastano così i danni provocati dai farmaci, si adattano ai trattamenti farmacologici e soddisfano le crescenti esigenze di nutrienti.
Questa riconfigurazione metabolica può però trasformarsi nel tallone di Achille di queste cellule. Un risultato particolarmente rilevante, dal momento che molti dei farmaci identificati sono già approvati e attualmente impiegati nel trattamento di altre neoplasie, anche pediatriche, facilitando così il loro potenziale futuro impiego anche nel contesto del medulloblastoma.
Concludono i ricercatori: “I nostri risultati suggeriscono che le cellule resistenti ai farmaci ricollegano in modo significativo più processi cellulari, consentendo il loro adattamento a un ambiente chemiotossico, esponendo tuttavia suscettibilità alternative utilizzabili per il loro targeting specifico”.

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Autore

Sperelli

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