Più test genetici per il cancro ovarico

Lunedì, 30 Maggio 2022

È necessario allargare la platea di donne che hanno accesso ai test genetici per il cancro ovarico. Lo ha ricordato Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di
Ginecologia Oncologica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in occasione del World Ovarian Cancer day istituito dalla World Ovarian Cancer Coalition.


«La Giornata mondiale del tumore ovarico quest'anno è l'occasione per promuovere i nuovi farmaci per la cura di quei tumori fino ieri considerati killer inarrestabili e per sollecitare l'impegno del mondo della ricerca e degli enti regolatori perché rendano disponibili i test genetici necessari per estendere il loro uso a tutte le pazienti che ne possono beneficiare», ha affermato Colombo.
Si tratta dei PARP-inibitori, la sensibilità verso i quali può essere stabilita a priori attraverso appunto un test genetico che riveli eventuali mutazioni a carico dei geni BRCA o il test per HDR.
«La priorità ora è diffondere il test HRD, che può identificare le altre anomalie-bersaglio per questi farmaci» ha affermato l'esperta, spiegando come la ricerca accademica stia lavorando proprio a un test non commerciale. «Il nostro appello per il World Ovarian Cancer day è di accelerare i tempi della scienza e dei regolamenti, pensando alle migliaia di donne che ogni giorno ricevono una diagnosi di cancro ovarico e che potrebbero da subito essere curate meglio e avere una speranza in più».
Il capostipite di questa classe di farmaci – olaparib – è rimborsabile sia per le pazienti con mutazioni BRCA che per quelle positive al test HRD. Il farmaco sarà utilizzato in combinazione con l'anticorpo monoclonale Bevacizumab in pazienti con il cancro a uno stadio avanzato come terapia di mantenimento di prima linea.
I dati dimostrano che i vantaggi della combinazione sono evidenti solo nelle pazienti positive al test HRD. «L'esecuzione del test HRD, oltre a quello per le mutazioni BRCA, al momento della diagnosi assume dunque un ruolo fondamentale poiché permette di identificare tempestivamente le pazienti che possono beneficiare di un
trattamento in grado di controllare la malattia a lungo termine, ritardando la ricaduta, con una buona qualità di vita».

 

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Autore

Sperelli

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