Un’app per i tumori testa-collo

Giovedì, 10 Novembre 2022

Chi è affetto da un tumore testa-collo deve spesso rinunciare alla propria voce o mostra comunque grandi difficoltà a parlare. Durante il Festival della Scienza di Genova è stata presentata la nuova versione dell’app La Mia Voce, uno strumento di comunicazione assistita che consente ai malati di colmare almeno in parte il divario comunicativo che si crea a causa della malattia. L’app può essere scaricata gratuitamente da App Store e Google Play ed è disponibile in diverse lingue.


Le neoplasie delle vie aero-digestive superiori (faringe, laringe e cavo orale), benché relativamente poco frequenti, rappresentano un problema clinico e sociale maggiore per la delicatezza delle funzioni che possono compromettere. In Italia i tumori maligni del distretto testa-collo rappresentano circa il 3% di tutti i tumori maligni. Ogni anno si diagnosticano circa 13.000 nuovi casi e la maggior parte di essi si osserva nella popolazione maschile (7.300 casi).
«La diagnosi precoce costituisce uno strumento fondamentale per i tumori della testa e del collo» ha spiegato Roberto Maroldi, presidente Aiocc (Associazione italiana di Oncologia cervico cefalica) e direttore della Scuola di specializzazione in Radiodiagnostica, Università degli Studi di Brescia. Se identificate agli stadi iniziali e in assenza di interessamento linfonodale, queste neoplasie hanno tassi di guarigione che vanno dall’80 al 90%. Da non dimenticare anche l’importanza del corretto stile di vita se si pensa che ben il 75% dei tumori di testa e collo possono essere causati da fumo e alcol». «Purtroppo, nella maggior parte dei pazienti la malattia viene scoperta tardi, a uno stadio avanzato», ha sottolineato Lisa Licitra, direttrice Sc Oncologia medica 3 – “Tumori testa-collo”, Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori Milano e docente di Oncologia medica, Università degli studi di Milano «quando le terapie devono essere più invasive e le probabilità di guarire sono minori. Ciò è dovuto principalmente alla scarsa conoscenza di questi tipi di cancro, ed alla conseguente sottovalutazione dei sintomi. Quando, anche a causa della ritardata diagnosi, l’estensione del tumore non permette approcci terapeutici conservativi si può andare incontro alla compromissione della capacità di comunicare in modo comprensibile. Il non poter parlare provoca frustrazione e senso di isolamento, con gravi conseguenze a livello psicologico e relazionale. Risulta quindi fondamentale un sussidio come questa app per consentire a queste persone di superare, almeno parzialmente, le difficoltà legate a questa importante limitazione».
«Questa app» ha aggiunto Paolo Pisani, presidente Ailar (Associazione italiana laringectomizzati) e direttore della Soc di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale dell’Ospedale Civile di Asti –«è uno strumento fondamentale per consentire ai pazienti affetti da un tumore della testa o del collo di poter interagire in ogni situazione della loro vita: in un momento difficile, in una scelta delicata, quando è forte il bisogno di essere ascoltati o semplicemente per relazionarsi con i propri cari».
L’app è stata sviluppata da Merck partendo dallo studio delle specificità della patologia e dalle reali necessità dei pazienti. È utile sia alle persone che hanno perso la voce sia a chi se ne prende cura, assumendo grande importanza per lo svolgimento delle normali attività della vita quotidiana, specialmente nella fase post-operatoria. Grazie alla presenza di oltre 130 icone associate a un nome e a una frase registrata, l’utente può esprimere ciò che normalmente si trova impossibilitato a fare.
La nuova versione de “La Mia Voce” prevede l’integrazione di uno strumento di traduzione che sarà in grado di riprodurre messaggi audio in diverse lingue, la possibilità di inserire un’immagine nelle frasi personalizzate scritte dall’utente e la possibilità di mantenere un tono di voce corretto se nel messaggio è presente un punto interrogativo o esclamativo.
L’app si rivela un valido alleato non solo per i pazienti, ma anche per i parenti e per il personale medico che riescono così a comunicare con il malato, alzando inevitabilmente la sua qualità di vita compromessa dalla malattia.

 

 

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Autore

Sperelli

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