Tumore al polmone: il futuro del trattamento dalla medicina di precisione

Venerdì, 11 Novembre 2022

Il tumore del polmone è il big killer tra tutte le malattie oncologiche, causando ogni anno la morte di 34.000 persone in Italia, e oltre 1 milione nel mondo, con numeri sempre più in aumento. Si tratta della seconda neoplasia più frequente negli uomini (15 per cento) dopo il tumore alla prostata e la terza nelle donne (6 per cento). Con tumore al polmone, tuttavia, non si fa riferimento a un’unica neoplasia: si tratta infatti di un termine ombrello che racchiude all’interno diverse tipologie di neoplasie, ciascuna caratterizzata da strategie terapeutiche diverse. Se ne è parlato durante il media tutorial “Tumore al polmone: non uno ma tanti”, organizzato da Janssen Oncology in occasione del mese di sensibilizzazione su questa neoplasia. Due sono i tipi principali di tumore del polmone, ovvero tumore a piccole cellule e tumore non a piccole cellule, che rispondono a oltre il 95 per cento delle diagnosi, i quali si dividono a loro volta in numerosi ulteriori sottotipi. Il tumore non a piccole cellule, o NSCLC (Non Small Cell Lung Cancer), è il più frequente e corrisponde all’85 per cento delle neoplasie di nuova diagnosi. Circa un terzo dei pazienti con NSCLC in tutto il mondo presenta una mutazione dell’EGFR, pari a 600.000 persone. In circa il 10 per cento di questi, la mutazione EGFR (Epidermal Growth Factor) è un’inserzione dell’esone 20, ovvero gruppo di mutazioni non comuni su una proteina che causa una rapida crescita delle cellule, e di conseguenza, aiuta il cancro a diffondersi.

 


Quando si pensa al tumore al polmone, si pensa subito al tabacco e al fumo di sigaretta. Tuttavia, circa il 20 per cento delle persone a cui viene diagnosticato un tumore al polmone, non è un soggetto fumatore o non è stato esposto al fumo passivo. Infatti, proprio la mutazione del gene EGFR si osserva prevalentemente nei pazienti non fumatori e ancor più frequentemente nelle donne: “Il fumo di sigaretta, attivo o passivo, è sicuramente un fattore di rischio per la maggior parte delle tipologie di tumore al polmone. Ma a questo, si aggiunge l’esposizione a sostanze universalmente riconosciute come cancerogene, come l’amianto e sostanze inquinanti, anche presenti già in natura, come il gas radon. In aggiunta ai fattori di rischio ambientali noti, recentemente al congresso europeo di oncologia medica (ESMO) sono stati presentati i risultati di un importante studio che ha confermato come l’inquinamento atmosferico possa influenzare lo sviluppo di un particolare sottotipo biologico di tumore polmonare (con mutazioni di EGFR) anche nei non fumatori, che presentano però delle mutazioni “dormienti”, riattivate dall’inquinamento e la relativa infiammazione indotta, e capaci quindi di passare allo stato canceroso”, dichiara Antonio Passaro, Oncologo medico della Divisione di Oncologia toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
Come per altre neoplasie, all’origine del processo tumorale ci sono oncogeni in grado di causare il cancro e di conseguenza, stimolare in modo incontrollato la crescita cellulare, come nel caso della mutazione di EGFR. “La biopsia tissutale è il primo passo fondamentale al fine di effettuare una corretta diagnosi, soprattutto quando parliamo di alterazioni genomiche, come nel caso del tumore al polmone. A tal fine, si usano dei pannelli dal punto di vista genomico, con diversi geni che vengono testati contemporaneamente”, dichiara Diego Cortinovis, Oncologo medico, “Nella pratica clinica quotidiana, sono nove le mutazioni che vengono rilevate e testate. Ovviamente, alcune di queste sottomutazioni sono più frequenti; in particolare, la mutazione di EGFR è la seconda più frequente, dopo quella di KRAS, arrivando a coprire circa il 12-15 per cento di tutti gli adenocarcinomi. Tuttavia, qualsiasi discorso sull’analisi genomica va giustamente correlata alla disponibilità farmacologica per la singola mutazione, quindi in ottica terapeutica”.
La necessità di ricercare e distinguere queste varianti risulta fondamentale quindi, in quanto ciascuna di esse può essere associata una terapia differente, in prima linea, così come nelle linee di trattamento successive. I test genetici, soprattutto la Next-Generation Sequencing (NGS), si rivelano dunque lo strumento essenziale non solo per una corretta diagnosi, ma anche per un approccio personalizzato alla terapia, incluse le mutazioni da inserzione dell’esone 20 dell’EGFR.
Una diagnosi precoce può fare la differenza, tenendo conto che il NSCLC viene spesso diagnosticato ad uno stadio tardivo, incidendo largamente sulla mortalità di questo tipo di neoplasia. Infatti, circa il 60 per cento dei pazienti con NSCLC alla diagnosi è già in fase metastatica: il ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici (tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso), porta a un conseguente ritardo nella diagnosi della malattia. Quindi, poter riconoscere con prontezza il tipo di mutazione è fondamentale per seguire il paziente con la terapia più adeguata, sin dalle prime fasi della diagnosi, e non solamente nelle successive linee di terapia.
È chiaro, dunque, che per offrire la terapia più adeguata ed efficace al paziente con tumore al polmone EGFR mutato, sia necessario studiare approfonditamente ogni singolo caso e valutare ogni dato. Parliamo quindi di una medicina di precisione, ovvero una medicina fortemente personalizzata e mirata, che parte proprio dalle differenze individuali in termini di genetica, microbioma, stile di vita e ambiente.
“Per i pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC) a oggi siamo in grado di utilizzare farmaci biologici a bersaglio molecolare, chiamati inibitori tirosin-chinasici (TKI), che sono stati in grado di migliorare in modo significativo la sopravvivenza in particolare dei pazienti affetti da tumori esprimenti mutazioni comuni. Recentemente, grazie alla ricerca e lo sviluppo di molecole di nuova generazione, quali amivantamab, si è aperta una grande opportunità terapeutica per i pazienti con inserzioni dell’esone 20 di EGFR, fino a poco tempo fa, orfani di specifici farmaci target”, aggiunge Antonio Passaro, Oncologo medico della Divisione di Oncologia toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
“Stiamo lavorando per fare in modo che il ricorso al testing genomico rientri nelle best practice della pratica clinica. In tutte le linee guida nazionali ed internazionali vengono già in qualche modo inserite le necessità di poter testare queste varianti, con un invito ad utilizzare le metodiche più sensibili”, sottolinea Diego Cortinovis, Oncologo medico.
“Da oltre 30 anni Janssen Oncology è impegnata nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi per essere al fianco di pazienti, caregiver e medici, nella cura dei tumori ematologici e tumori solidi, come il tumore al polmone”, afferma Daniela Curzio, Therapeutic Area Oncology Medical Manager Janssen Italia. “In Janssen, ci stiamo impegnando per trasformare gli esiti a lungo termine dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita grazie alla giusta terapia, nel momento giusto, il che passa chiaramente tramite un approccio personalizzato e sempre più di precisione della diagnostica”.

Non sei iscritto, partecipa a Okmedicina!

Autore

Sperelli

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito

Chi è in linea