Parkinson: meno tremori con la Fotobiomodulazione

Martedì, 13 Settembre 2022

Meno tremori, postura più eretta, camminata più sicura, un migliore orientamento e minore sensazione di affaticamento. Ho avuto l’opportunità di presentare alla Sorbonne lo studio che ho portato avanti insieme ad altri ricercatori e in collaborazione con l’Istituto San Celestino. La ricerca che abbiamo condotto dimostra che il trattamento di Fotobiomodulazione, unito alla riabilitazione fisioterapica, permette ai pazienti con Malattia di Parkinson un miglioramento di tutti i sintomi, maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola fisioterapia.

La Fotobimodulazione è una tecnica di modulazione cerebrale, non invasiva e indolore già ampiamente usata. Si basa sull’esposizione dei tessuti cerebrali a una luce rossa o nel vicino infrarosso. Questa attraversa una serie di strati fino a raggiungere la superficie corticale cerebrale, in questo modo, a determinati parametri, allevia l’infiammazione e migliora le funzioni cerebrali. Attraverso vari processi biochimici il trattamento di Fotobiomodulazione quindi agisce sui processi neuroinfiammatori, diminuendo la sintomatologia che causano.

Lo studio clinico controllato è stato così condotto: per un periodo di 4 settimane abbiamo sottoposto un gruppo sperimentale di pazienti con malattia di Parkinson a terapia fisioterapica, unita a un trattamento di fotobiomodulazione. Il passaggio di luce sull’intera area cerebrale-corticale ha confermato l’importante apporto in termini terapeutici: dai risultati è emerso un miglioramento dell’equilibrio dell’orientamento e dell’andatura dei pazienti, una riduzione del tremore che è stata oltretutto parzialmente mantenuta fino a dopo un mese, minor sonnolenza, minor affaticamento e una ridotta sensazione del mancamento tipico dei pazienti nell’assumere la posizione eretta e non ultimo, miglioramento dell’umore.

La malattia di Parkinson, lo ricordiamo, è oggi considerata la malattia neurodegenerativa tra le più impattanti sulla qualità della vita delle persone colpite e di chi le assiste. Stando ai dati colpisce circa 8 milioni di persone nel mondo, in Italia oltre 250 mila, il 2% della popolazione con più di 65 anni e fino al 5% degli over 80 e, secondo le previsioni, il numero è destinato ad aumentare fino al doppio per via dell’invecchiamento della popolazione. Si parla, infatti, di 15 milioni di persone colpite entro il 2050, per questo la ricerca deve affinare le sue armi. Si manifesta quando nel cervello cala consistentemente la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore che controlla il movimento. Una minor produzione causa una riduzione complessiva dell’uscita dei segnali motori. Dal midollo al cervello cominciano a comparire accumuli di una proteina chiamata alfa-sinucleina. Il risultato, alla lunga, è quel camminare lento, rigido e tremolante.

La terapia farmacologica aiuta a riavere un controllo motorio stabile, ma spesso via via i pazienti iniziano ad avvertire la fine dell'effetto della singola somministrazione per un fenomeno chiamato “deterioramento da fine dose o wearing off". La nostra ricerca conferma il prezioso ruolo dei dispositivi biotecnologici sul trattamento terapeutico di tante patologie tra cui soprattutto il Parkinson e Parkinsonismi.

I centri di riabilitazione cerebrale che si dotano di dispositivi neuroscientifici sono sempre più numerosi in Italia, compreso Teramo e provincia, e sono in grado di offrire ai pazienti una riabilitazione più efficace ma c’è ancora molta strada da fare per aumentare la conoscenza degli strumenti terapeutici oggi a disposizione. Un aiuto per migliorare la qualità della vita per i pazienti con Parkinson esiste ed è accessibile.

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