Malattie neurodegenerative: con le biotecnologie si può migliorare la qualità della vita

Martedì, 20 Settembre 2022

I risultati che si possono ottenere dipendono dalla situazione clinica di partenza e da tanti altri fattori, ma una riabilitazione cerebrale eseguita su più livelli, sotto la guida di un team di esperti nella riabilitazione cerebrale che si servono di biotecnologie all’avanguardia, oggi può aiutare i pazienti a migliorare le funzioni cognitive, potenziare gli eventuali trattamenti in corso, combattere il dolore. E quindi migliorare la qualità della vita.

Oggi le alternative, non solo sono una realtà, ma non sono neanche poche. Validità ed efficacia delle metodiche utilizzate dai dispositivi utilizzati negli ospedali o nei centri sanitari sono dimostrate da studi scientifici, quindi se persone colpite da malattie neurologiche ancora si sentono dire che per loro “non c’è niente da fare” non hanno ancora trovato chi pensa ai pazienti a 360° gradi, perché c’è sempre qualcosa da fare, fosse anche solo migliorare leggermente la qualità di vita e allentare il carico emotivo e lavorativo sui caregiver.

La tecnica di fotobiomodulazione è una di queste. Prevede il passaggio della luce NIR attraverso una serie di strati fino ad arrivare alla corteccia cerebrale. Raggiunto il tessuto cerebrale, modula il metabolismo dei neuroni innescando effetti benefici come la riduzione dello stress ossidativo e il miglioramento della circolazione sanguigna. È indicata nel trattamento di patologie neurologiche come Alzheimer, Parkinson, che sono anche tra gli ambiti in cui sono stati raggiunti i risultati più importanti. È risultata preziosa anche per la Sindrome da Long Covid: il trattamento, unito a fisioterapia respiratoria e il corretto approccio nutrizionale, ha dimostrato infatti di essere in grado di migliorare la sintomatologia presente per chi si trascina dietro l’eredità del virus. Infine, la fotobiomodulazione è indicata anche negli aspetti di prevenzione e invecchiamento sano: le attività quotidiane e lavorative di tutti i giorni richiedono l’utilizzo di funzioni cognitive complesse come la memoria a lungo e a breve termine, capacità di pianificazione e risoluzione di problemi, la fotobiomodulazione è un’opportunità per potenziare la abilità cognitive in tutti coloro che sperimentano stanchezza mentale e per ridurre i processi infiammatori tipici dell’avanzare con l’età.

Ci sono poi i dispositivi di stimolazione con corrente elettrica, con una precisazione immediata: quando parliamo di corrente elettrica per stimolare le aree della corteccia cerebrale intendiamo una di intensità tra gli 1 -2mA. Funziona a grandi linee così: questa debole corrente modifica i potenziali di membrana dei neuroni modulandone l’attività. Viene usata in genere in presenza di danni cerebrali acquisiti, abuso di sostanze e disturbo del comportamento alimentare. È indolore e non invasiva.

Infine ci sono dispositivi di stimolazione con campo magnetico. Oggi le alternative alle tante TMS permettono una stimolazione poco profonda. Questi dispositivi agiscono sulla superficie corticale, quindi in modo non invasivo e fisiologico a livello delle cellule neuronali. Attenzione: poco profonda, ma efficace. Vengono utilizzati per ridurre l’affaticamento neuronale e a supporto di patologie neurologiche come ictus e traumi cranici. È compito esclusivo del professionista sanitario capire qual è la tecnica migliore da utilizzare in base al paziente, alla sua storia clinica e allo stato neuronale che si riscontra. Il modo cambia da soggetto a soggetto, ma oggi è una possibilità per tutti i pazienti, anche perché i centri di riabilitazione cerebrale non sono appannaggio di una regione o di una esclusiva categoria di persone, sono sempre più numerose e alla portata di tutti.

Non sei iscritto, partecipa a Okmedicina!

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito

Post dai gruppi

Chi è in linea