Hikikomori e dipendenze tecnologiche

Domenica, 10 Marzo 2019

Il web è fonte di opportunità ma anche di rischi per la salute,  soprattutto di quella dei più giovani. Fenomeni in costante aumento sono quelli delle nuove dipendenze tecnologiche da non confondere con il cosiddetto ‘ritiro sociale’, termine che deriva dalla traduzione di hikikomori.

Il fenomeno emerge in Giappone. In giapponese il termine “hikikomori” significa “ritiro”, ed è stato scelto dal dott. Tamaki Saito, direttore del Sofukai Sasaki Hospital di Tokio, una struttura ospedaliera che per il 70% accoglie pazienti adolescenti o ventenni. Il termine hikikomori sta ad indicare un disagio molto grave di estremo isolamento sociale che colpisce gli adolescenti (ma non solo) rinchiusi nelle loro case e nelle loro stanze spesso (ma non sempre) con un unico collegamento: quello derivante dal mondo virtuale. 

Gli esperti del fenomeno mettono in guardia dal confondere il fenomeno hikikomori dal fenomeno delle dipendenze tecnologiche: in quest’ultimo caso chi è vittima di queste nuove forme di dipendenza da Internet manifesta proprio i disagi delle dipendenze (bisogno di essere al pc o in rete, estremo disagio nel caso di impossibilità di connettersi o di essere in rete ecc) e conseguentemente si allontana dalla società. 

Nel caso degli hikikomori il fenomeno sembrerebbe essere il risultato di una ‘scelta forzata’ di isolarsi dal mondo reale e in cui il far parte del mondo virtuale rappresenta una forma di difesa da una situazione ‘all’esterno’ divenuta insostenibile; per le persone colpite da questo disagio l’uso di internet rappresenta una conseguenza e non una causa dell’isolamento. Da un certo punto di vista, Internet rappresenta un vantaggio per gli hikikomori perché permette loro di mantenere delle relazioni (seppur virtuali) con altre persone. Infatti, gli hikikomori che scelgono di non usare internet vivono in uno stato di isolamento totale.

La sindrome sta a identificare un certo numero di sintomi oltre all’isolamento sociale quali depressione, incomunicabilità, disturbi ossessivo-compulsivi. Nei casi più gravi, chi è colpito dalla sindrome vive recluso in casa, abbandonando qualsiasi attività esterna, compresi lavoro e scuola, talvolta non comunica nemmeno attraverso Internet. Visitagratuita2 La Fnomceo - Federazione italiana degli ordini dei medicilancia l'allarme sulla patologia affermando che le istituzioni italiane non sembrano preoccuparsi adeguatamente nonostante la presenza nella realtà sociale di queste problematiche, con un'espansione clinica che si accresce di giorno in giorno. Il più delle volte i giovanissimi colpiti dalla malattia riescono a frequentare l'ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale. Altre volte l’isolamento è più grave. È una delle forme emergenti di disagio che spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse, come appunto la dipendenza da Internet.

Il primo passo per affrontare e prevenire questo fenomeno è agire attraverso la conoscenza dell’hikikomori che è ancora un fenomeno sottaciuto e sottostimato.

Il fenomeno dell’hikikomori, che in italiano può essere chiamato “ritiro sociale”, può colpire tutti, anche se a correre i maggiori rischi sono, come visto, gli adolescenti.

Vi sono veri e propri fattori di rischio, caratteristiche che ricorrono più di altre nelle vittime dell’hikikomori.

Le statistiche delle autorità sanitarie giapponesi parlano di un 90% di pazienti di sesso maschile. Il vero problema di un hikikomori è provare una profonda vergogna che non si limita al non poter avere un lavoro come le persone normali, ma che diventa un senso di vergogna profondo e diffuso. Pensano di essere immeritevoli, non adatti alla felicità. Quasi tutti hanno il rimorso di aver tradito le aspettative dei loro genitori. Tutto ciò è particolarmente evidente in una società altamente competitiva come quella giapponese. Anche nel nostro paese la società spinge verso performance elevate e le aspettative dei giovani, alimentate da quelle degli adulti, risultano frustrate da una realtà che si manifesta diversa da quella idealizzata.

La pressione della cultura da un lato, le aspettative degli altri talmente elevate da schiacciare la persona dall'altro rappresentano gli aspetti centrali di questo disturbo.

Anche in Italia c’è una larga maggioranza di vittime maschili, anche se il rapporto è meno sbilanciato. Un altro fattore di rischio sembrerebbe essere il fatto di essere figli unici. E anche in tal senso la diffusione in Giappone del fenomeno e gli studi confermano questo fattore di rischio.

Gli esperti notano nei soggetti colpiti dalla sindrome una certa ipersensibilità e una naturale introspezione, caratteristiche che si accompagnano alla presenza di un ideale di perfezione e alla tendenza a prefissarsi il raggiungimento di elevate performance non raggiunte le quali si vive un senso di fallimento personale profondo e distruttivo.

Dott.ssa Daniela La Porta Psicologa

Non sei iscritto, partecipa a Okmedicina!

File disponibili

Nessun file caricato

Tour del sito

Chi è in linea