Sempre più medici vittime di burnout

Giovedì, 21 Aprile 2022

Disturbi del sonno, stress, ansia, paura: ad esserne afflitti, dopo la pandemia, sono il 24% dei medici di continuità assistenziale, quasi uno su quattro. Lo stesso accade a un medico di famiglia su dieci, al 4% dei medici ospedalieri e al 3% degli odontoiatri.

 

È questo uno dei dati - quello relativo alla cosiddetta sindrome da burnout - che emergono dall’indagine conoscitiva “La condizione dei medici a due anni dall’inizio della pandemia”. L’indagine è stata realizzata dall’Istituto di ricerca Piepoli, per conto della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo).
“I medici sono in difficoltà – spiega il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Le criticità che già affliggevano la Professione, la carenza di personale, i mancati investimenti, la mentalità aziendalista volta a far quadrare i bilanci più che a definire obiettivi di salute, sono state acuite dall’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia. È per sanare questo disagio, e per tornare protagonisti del Servizio Sanitario Nazionale nel momento cruciale della sua riforma che, un anno fa, la Fnomceo, insieme ai Sindacati medici, ha sollevato quella che abbiamo definito “la Questione medica”. Oggi, ci ritroviamo qui, tutti insieme, per rivendicare il nostro ruolo, a livello professionale e sociale”.
“Secondo l’Istituto Piepoli, oltre 15000 medici e odontoiatri sono colpiti da burnout – aggiunge -. Un dato sicuramente sottostimato: secondo una metanalisi condotta su 55 studi pubblicati sui disturbi a carico dei medici dopo il primo anno di pandemia, una percentuale significativa di colleghi sta sperimentando alti livelli di sintomi di depressione e ansia. La prevalenza di depressione e ansia nei sanitari è rispettivamente del 20,5% e del 25,8%”.
“Sorge spontanea a questo punto la domanda: chi cura i curanti? – si chiede Anelli -. La perdurante mentalità aziendalista che pervade il nostro Servizio sanitario nazionale, tutta concentrata solo sui risultati economici, non ha permesso di mettere in atto iniziative tese a rilevare questo drammatico fenomeno, né tantomeno a interrogarsi su come prevenirlo e affrontarlo. Per questo, domani, chiederemo, tra le altre istanze, il riconoscimento del burnout come malattia professionale”.

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