Le onde luminose per la riabilitazione cognitiva e motoria

Mercoledì, 10 Febbraio 2021

Occhiali che tracciano i movimenti degli occhi, caschetti di ultima generazione per stimolare con ultra precisione specifiche aree del cervello, dispositivi con campi elettrici per potenziare le funzioni cognitive.
Le Neuroscienze applicate alla riabilitazione cerebrale parlano un po’ la lingua dei film di fantascienza, con una bella differenza, però: non solo sono realissimi ma sono già a disposizione dei pazienti nei centri sanitari più all’avanguardia.

 

I dispositivi di neuromodulazione cognitiva, infatti, sono già (da tempo) in corsia per aiutare a riabilitare il cervello, meglio e più velocemente.
Traumi cranici, ictus, Alzheimer, Parkinson: le funzioni cognitive possono essere compromesse da diversi eventi, oltre al fisiologico deterioramento che avviene con l’avanzare dell’età.
Nel ventaglio degli strumenti a disposizione per tornare a far funzionare il cervello spicca la luce, non una luce qualsiasi, sia chiaro, ma la luce nel vicino infra-rosso.
«La fotobiomodulazione è una tecnica di stimolazione cellulare, non invasiva sfruttata da un tempo abbastanza lungo da vantare un’ampia letteratura scientifica» - spiega la dottoressa Federica Peci, psicologa e neuroscienziata, ricercatrice della prima Startup in Neuroscienze in Italia, tutta al femminile.
«Attraverso vari processi biochimici la luce effettua una “modulazione” dei processi metabolici e neuroinfiammatori, agendo sui sintomi che ne derivano. La luce nel vicino infra-rosso innesca dei cambiamenti nei potenziali di membrana dei neuroni corticali stimolati. La stimolazione avviene su ampie popolazioni di neuroni, e viene effettuata in specifici distretti cerebrali, in base alla patologia e alla sintomatologia da trattare.
Gli effetti del trattamento sono tanti e attivano a cascata un circolo virtuoso: aumenta la produzione di ATP, la molecola che fornisce l’energia necessaria per quasi tutte le forme di lavoro cellulare, aumenta il flusso ematico cerebrale, la sopravvivenza delle cellule neuronali, e si ottengono benefici sullo stress ossidativo, insieme ad effetti antinfiammatori- commenta. Spetta al professionista sanitario stabilire intensità e durata del trattamento».
Il trattamento costituisce una riabilitazione efficace per diverse patologie.

Efficace contro il Parkinson
Il Parkinson e i parkinsonismi sono l’ambito in cui la luce nel vicino infra-rosso ha messo a segno i risultati più incoraggianti.
Uno studio condotto dall’Istituto San Celestino in collaborazione con Cerebro ha dimostrato che il trattamento di riabilitazione attraverso la luce nel vicino infra-rosso, unito a terapia fisioterapica permette un miglioramento di tutti i sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola fisioterapia.
«Per un periodo di 4 settimane un gruppo sperimentale di pazienti con Parkinson è stato sottoposto a terapia fisioterapica, unita a un trattamento di fotobiomodulazione - commenta la dottoressa Peci -, il risultato, dati alla mano, è stato: riduzione dei tremori, postura più eretta, camminata più sicura, un migliore orientamento e minore sensazione di affaticamento».

Un aiuto dopo un ictus
La domanda per i circa 150mila italiani che sono colpiti da ictus è la stessa: tornerò a vivere come prima? Sarò in grado di raggiungere un buon grado di autonomia?
Dopo un ictus, infatti, spesso bisogna fare i conti con problematiche come paresi degli arti di un lato del corpo, disturbi neurocognitivi, perdita delle parole o della capacità di comprenderle, incontinenza, disturbi della vista.
Il percorso di riabilitazione standard, unito al trattamento di fotobiomodulazione, ha segnato anche in questo caso risultati positivi: «Sono stati evidenziati miglioramenti sulla memoria, sul grado di attenzione, sulla qualità del sonno, sugli scompensi emotivi, sui disturbi visivi o uditivi - commenta la dottoressa Peci -. Dai dati è emerso, fin dalla prima seduta, un trend di miglioramento che si stabilizza dalla quinta seduta in poi per la maggior parte dei soggetti: esporre tessuti neuronali a tali lunghezze d’onda, infatti, innesca un processo in grado di aumentare il metabolismo cellulare e promuovere la sinaptogenesi e la neuroplasticità, ovvero, semplificando, il formarsi di nuove connessioni tra i neuroni, così che compensano, almeno in parte, un danno cerebrale».

Disturbi del linguaggio, mal di testa
La possibilità di selezionare le aree cerebrali da trattare permette di ottenere risultati positivi anche in disturbi linguistici come disturbi attentivi o di memoria: «Una volta individuata quale area cerebrale è stata compromessa grazie all’attività di diagnostica, si passa all’irradiazione indolore e non invasiva dell’emisfero cerebrale danneggiato. La luce infrarossa, inoltre, aiutando a modulare la produzione di neurotrasmettitori e a migliorare la vascolarizzazione cerebrale, riscuote successo anche per chi soffre di cefalee primarie».

Contro i disturbi dell’umore
Le onde luminose a bassa frequenza, tra il rosso e il vicino infrarosso, hanno effetti anche contro i disturbi dell’umore: «Le radiazioni luminose facilitano la riorganizzazione neurale e aiutano a riportare all’equilibrio la quantità di neurotrasmettitori prodotti, tra cui la dopamina, serotonina, adrenalina, neurotrasmettitori deputati al controllo dei meccanismi di ricompensa e piacere. Questi vantaggi – prosegue la dottoressa Peci - aumentano la compliance alle terapie psicoterapiche o farmacologiche».

Per combattere la dipendenza da sostanze
Tra gli ambiti in cui il trattamento ha raccolto risultati importanti c’è anche quello delle dipendenze, soprattutto relativamente alla fase di disintossicazione: «Si è visto che diminuisce la sensazione di ansia, craving, ovvero quel tipico desiderio incontrollabile di assumere una sostanza psicoattiva e anche tremori, nausea e vomito. I led posizionati sopra all’area cerebrale-corticale specifica facilitano una nuova e funzionale riorganizzazione neuronale alterata dall’uso cronico di determinate sostanze, creando connessioni più solide e riequilibrando la quantità di neurotrasmettitori prodotti».

Un alleato nello sport
Anche gli sportivi possono trarne vantaggio, specialmente nel recupero post-sforzo.
«Quando si parla di sport uno dei nodi cruciali è l’ossigenazione - spiega la dottoressa Peci -. La diminuzione dell’ossigenazione cerebrale è associata a una ridotta forza muscolare e, volendo riassumere i rischi più frequenti per coloro che praticano un’intensa attività sportiva, vi sono un abbassamento del flusso ematico cerebrale e disfunzioni neuromuscolari. Il trattamento di luce a basso flusso sulla superficie cerebrale corticale è invece in grado di abbassare i livelli di rischio dell’attività sportiva intensa, migliorare le prestazioni e aiutare nel recupero post-sforzo, grazie al processo biochimico che si innesca: in breve, viene favorito il rilascio di ossido nitrico che, a sua volta, favorisce l’aumento del flusso ematico cerebrale che, ancora, favorisce la vasodilatazione, e questa aumenta l’ossigenazione cerebrale».

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